1) Analizzare oggi la
cittadinanza significa collegare ad un termine antico significati nuovi.

Lo status di cittadino originariamente connesso ad uno Stato nazionale appare inadeguato a spiegare l’appartenenza del soggetto ai nuovi ordinamenti che si vanno a delineare.

A fronte di tali considerazioni, il
Paper consultabile su [
http://www.cittalia.it/images/file/Paper1_le_nuove_frontiere_della_...], si propone di analizzare l’evoluzione del concetto di cittadinanza e dei diritti ad essa connessa, partendo dalle definizioni classiche e per arrivare a stabilire che cosa si intenda oggi per cittadinanza, quali siano i nuovi diritti derivanti dallo status di cittadino e quale sia il ruolo che le Città e le istituzioni locali sono chiamate a svolgere nel mutato contesto sociale ed economico, oltre che giuridico.
Il concetto tradizionale di cittadinanza è stato elaborato in un contesto storico ed istituzionale caratterizzato dalla centralità dello Stato nazionale e sovrano. La situazione di attuale crisi in cui versa lo Stato nazionale, a fronte del processo di integrazione comunitaria, della valorizzazione delle autonomie territoriali e dei numerosi flussi migratori che hanno interessato il nostro Paese negli ultimi anni e che hanno dato un volto multietnico alla società italiana del nuovo millennio, rappresenta, pertanto, il fattore principale di crisi del concetto classico di cittadinanza e allo stesso tempo il punto di partenza per il suo ripensamento sia da un punto di vista territoriale che concettuale.
Emerge sempre di più, infatti, la consapevolezza che il contesto nel quale si realizzano i diritti fondamentali degli individui è proprio quello metropolitano e locale. Ciò comporta, in primo luogo, un
ripensamento della cittadinanza come cittadinanza locale che presuppone un
legame tra individui che si fondi sull’appartenenza ad una comunità locale in termini di partecipazione alle politiche pubbliche; in secondo luogo una
rivisitazione degli stessi diritti connessi alla categoria della cittadinanza, che si evolvono sulla base delle nuove esigenze avanzate dalla società civile; in terzo luogo un
ruolo centrale delle Città e delle istituzioni locali nel processo di implementazione della cittadinanza locale e di effettiva realizzazione dei diritti emergenti ad essa connessi.
2) I
paesaggi urbani sono molto diversi tra loro nelle varie parti del mondo, per i diversificati sistemi politici ed economici, come pure per il differente livello di sviluppo degli Stati. Con l’emigrazione degli europei e le conquiste coloniali, il modello urbano del vecchio continente è stato, nel tempo, “esportato” in tutto il mondo.
Le città nordamericane sono sorte, ad esempio, in seguito alla colonizzazione inglese e francese iniziata nel XVII secolo, in una realtà pregressa assolutamente priva di nuclei urbani.
Queste nuove città poi si sono ampliate per diventare sempre più numerose in conseguenza alla grande migrazione dall’Europa, nel XIX secolo e nei primi decenni del XX.
Dapprima con l’intensa urbanizzazione della costa atlantica e successivamente con la “corsa” verso l’Ovest che ha esteso il fenomeno fino a quella dell’Oceano Pacifico.
La storia urbana e la pianificazione urbana sono il binomio costituito dal passato identitario e le scelte orientate al futuro, così come vediamo la diversa morfologia sociale delle città europee e di quelle americane legarsi alle caratteristiche del reciproco sviluppo.
Le città europee sono costruite intorno ad un nucleo di aree storiche con funzioni cosiddette istituzionali (municipi, chiese, monumenti, palazzi nobiliari), le città americane invece sono nate e si sono diffuse attorno a nodi funzionali come porti, ferrovie, strade ed i rispettivi centri originari sono sottoposti a meccanismi di mercato, che ne caratterizzano una rapida obsolescenza. La megalopoli atlantica si estende per circa 1.000 chilometri lungo la costa orientale degli USA, da Boston a Washington e conta più di 50 milioni di abitanti.
La città diffusa dei Grandi Laghi, al confine fra Stati Uniti e Canada comprende i perimetri urbani di Montreal, Chicago e Detroit contando oltre 30 milioni di abitanti.
L’area metropolitana californiana va, invece, da San Francisco a Los Angeles con più di 20 milioni di abitanti, ma è ancora in forte crescita ed espansione.
Gran parte della popolazione del pianeta vive nelle città, uno scenario che diventa preoccupante se i termini del problema vengono affrontati dal punto di vista ambientale.
Nonostante infatti le città, a livello globale, ricoprano solo lo 0,4% della superficie terrestre, rappresentano altresì i luoghi più esposti agli impatti di clima fuori controllo a causa dell’elevata densità abitativa in relazione al territorio costruito, alla infrastrutture, alla concentrazione di sacche di povertà e alla carenza delle risorse idriche. Diverse megalopoli, ad esempio, sorgono in zone costiere o in prossimità di grandi fiumi e sono già oggi sottoposte, periodicamente ad inondazioni.
È il caso di Shanghai dove al rischio dell’intensificarsi dei cicloni si aggiunge quello dovuto agli straripamenti sempre più frequenti del fiume Yantze o quello di Lagos (Nigeria) e delle sue periferie galleggianti, aree in cui l’erosione delle coste e l’innalzamento del livello del mare potrebbero far scomparire centinaia di chilometri quadrati di terreno.
E allora? Allora si deve guardare ad una progettualità che vada dal miglioramento strutturale dei canali di scolo di una città come Lagos al consolidamento degli edifici di Shanghai, dal risparmio di acqua potabile di Città del Messico al miglioramento delle condizioni di vita delle baraccopoli di Mumbai, senza dubbio una somma di problematiche sovrapposte e complesse. Ed è indispensabile affrontare, insieme agli altri, il tema dello
sviluppo sostenibile delle città per soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la qualità della vita delle generazioni future. A tale riguardo gli interventi più importanti in questa prospettiva, sia dal punto di vista ambientale che sociale riguardano migliorare la qualità e la capacità dei trasporti pubblici; ottimizzare il riciclo dei rifiuti, delle acque di scarico e del calore in eccesso prodotto dalle centrali elettriche e dagli impianti industriali; effettuare una buana pianificazione urbanistica; evitare, infine (soprattutto nelle metropoli dei Paesi in via di sviluppo) che la popolazione si concentri nei grandi agglomerati dove sono presenti situazioni crescenti di esclusione e di degrado.
Consultare “CITTÀ AD EFFETTO SERRA” di LEGAMBIENTE: [
http://www.legambiente.eu/documenti/2007/1206_dossier_citta/Dossier...]