Le risorse e gli interventi comunali per contrastare l’aumento della domanda di servizi sociali - Per fronteggiare la crisi finanziaria che si è diffusa a partire dalle banche statunitensi nell’autunno dello scorso anno, il 65% dei Comuni ha ridotto le rette e le tariffe dei servizi per le famiglie colpite da problemi occupazionali e, mediamente, le spese sociali sono aumentate dell’8% rispetto al 2008. Ma questo sforzo non basta. La domanda di servizi sociali crescerà quest’anno del 20%. Ciò richiederebbe un impegno ulteriore di 1,6 miliardi di euro complessivi, a fronte di una contrazione dei bilanci comunali di 3 miliardi l’anno per i prossimi tre anni, a causa del blocco delle entrate, della riduzione dei trasferimenti e del rinnovo del contratto del pubblico impiego. Come faranno i Comuni a reggere l’impatto della crisi sul territorio?
Da questo quadro appare in modo lampante come l’insieme delle norme vigenti e l’effetto della crisi economica si ripercuotano direttamente e pesantemente sui Comuni che rischiano di non riuscire più a dare risposte adeguate ai cittadini e di venire meno al loro compito istituzionale.
Nel Paper CITTALIA vengono riportate diverse iniziative - raccolte su un campione di Comuni capoluogo - che concretamente alleviano situazioni di disagio e ricostruiscono le condizioni perché migliorino i fondamentali economici dei territori. Molto diffuse sono le intese con i diversi attori istituzionali locali: si va dagli accordi con le banche per l’erogazione di prestiti e la riduzione dei costi dei mutui immobiliari, ai tavoli con Province e Regioni per la formazione finalizzata al reinserimento di coloro che hanno perso il lavoro; dallo snellimento delle procedure di pagamento per le imprese fornitrici dei Comuni, al rafforzamento delle mense per i poveri; dall’anticipazione da parte del Comune degli assegni di Cassa Integrazione, all’erogazione diretta di contributi per l’acquisto di generi alimentari e farmaci.
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