Culture e conoscenze

SI FA PRESTO A DIRE “CULTURA”, SAREBBE MEGLIO DIRE “CULTURE”

La città di Bologna è stata sottoposta in modo programmatico alla paranoia securitaria, allo stress da inimicizia generalizzata. E´ nostra intenzione lanciare un progetto di educazione alla convivenza e alla tenerezza, moltiplicando i luoghi dell´incontro, finanziando le strutture di integrazione, sottraendo alla speculazione abitazioni per metterle a disposizione a costi accessibili.
La città che menava vanto di essere luogo della cultura e del sapere sta riducendosi a un luogo di barbarie e di ignoranza. Proprio a Bologna venne elaborata nel 1999 la carta che programmava la trasformazione dell´università europea in sistema aziendalizzato di sottomissione all´economia precaria, e di riduzione del sapere a sistema di competenze funzionali all´economia di profitto.
A Bologna come dovunque, l´università sta morendo. E´ nostra intenzione avviare una reinvenzione del sistema di produzione e di trasmissione di sapere, creando luoghi che integrino l´Università riattivando le funzioni che essa ha perduto, coinvolgendo gli studenti in un processo di reinvenzione del sistema educativo che dappertutto sta cadendo a pezzi.
Noi vogliamo ridare alla città il gusto della sperimentazione tecnico-scientifica. Ripensando all´esperienza della Giunta Vitali, amministrazione che contrastammo per molte sue scelte politiche e sociali (in primo luogo per le politiche di privatizzazione), riconosciamo a quegli amministratori almeno la capacità di aprire spazi all´innovazione, come fu il lancio della rete civica Iperbole. Sicuramente quello fu il segnale di comprensione e di anticipazione dell´epoca Internet che stava arrivando.
Dopo i “deserti culturali” di questi anni, in città va assolutamente rilancianciata una progettualità che non privilegi solo le Istituzioni storiche, ma che sia alimentata da un tessuto associazionistico di base che è rimasto, per fortuna, molto attivo e vivace.
In una società della conoscenza, come si definisce l'attuale, la capacità di fruire e di produrre “cultura” è elemento essenziale di cittadinanza e di “uguaglianza” .
Anche in questo campo sono fortemente aumentate negli ultimi anni le “disuguagllianze”. Bologna risulta in tutte le classifiche come la città italiana con più alti consumi culturali in tutti i settori, le statistiche però non ci dicono come questi consumi siano distribuiti tra la popolazione e l'impressione è che le “disuguaglianze” si siano assai accentuate.
Combattere le disuguaglianze culturali implica a sua volta produrre cultura. Bologna ha molte esperienze sulle quali basarsi e che comunque si sono sviluppate in questi anni, in tutti i campi, spesso in maniera coperta . BCL vuole mettere al centro il discorso sulla ricerca come fattore essenziale del progresso cittadino. Dobbiamo coinvolgere contrattisti universitari, docenti e ricercaori precari, chiedendo loro di elaborare progetti tecnico-scientifici, progetti sociali, progetti artistico-comunicativi per un futuro libero dall´inquinamento, dallo stress e dall´intolleranza.
In quanto produzione di saperi e in quanto produzione di immaginario, il ciclo culturale ha sempre svolto nella città di Bologna un ruolo centrale. E proprio sul piano della produzione culturale il fallimento della Giunta Cofferati appare particolarmente grave. BCL intende mettere la questione della produzione culturale al centro della sua iniziativa.
Il crescere delle “disuguaglianze” culturali non pone solo una questione di giustizia sociale (già estremamente rilevante), ma di vera e propria democrazia. La questione sociale si pone in termini di “polarizzazione” tra chi ne può consumare “attivamente” sempre più e chi invece ne rimane sempre più escluso o diviene “preda” passiva delle diverse “sottoculture” (fruizione acritica TV, ecc).
Affrontare la disuguaglianza culturale è assai più difficle che affrontare altre disuguaglianze (di reddito, di posizione, ecc), perché le cause non possono essere facilmente eliminate attraverso semplici trasferimenti di beni economici e sociali, ma richiedono processi assai più lunghi e complessi. La disuguaglianza culturale nasce infatti soprattutto dalla mancanza di strumenti di base e di codici di lettura, senza i quali non ci può essere accesso. A questa causa se ne aggiungono poi altre, in particolare i costi crescenti di accesso alla cultura ed il contatto con “altre” culture, che pone problemi ancora più complessi di comprensione e di adattamento (è il caso degli immigrati, ma per certi versi ancora di più dei residenti che vengono a contatto con le “altre” culture dei migranti, con le molte diversità oggi presenti).
C'è poi un problema dei giovani, degli studenti, ai quali spesso non mancano gli strumenti di base per accedere, mentre mancano risorse economiche ed altre condizioni (gli “spazi”, le possibilità di autoorganizzazione, ecc ). Se si vuole invertire la rotta, allora bisogna anche qui ripartire dagli “ultimi”.

Le proposte di Bologna Città Libera:

  • BCL si impegnerà a spostare risorse che nel passato il Comune ha destinato alla Chiesa Cattolica, alla motorizzazione privata, alla pubblicità, alle consulenze esterne, verso l'allestimento di strutture pubbliche per la produzione culturale scientifica e tecnica.
  • BCL afferma il principio peer to peer, ovvero dell'accesso diretto gratuito e paritario ai prodotti del sapere sociale, come base di ogni forma di produzione culturale cittadina.
  • BCL crede che si debbano creare le condizioni perché l'appropriazione sociale dei prodotti del sapere e dell'arte non finisca per impoverire proprio i produttori di sapere e di arte.
  • BCL si impegna a creare un'assise permanente di discussione sulle nuove regole economiche che debbano governare la produzione e lo scambio di beni immateriali, superando sia il regime proprietario sial le forme di appropriazione che danneggiano prima di tutto i lavoratori cognitivi. Bologna deve diventare la città del libero consumo culturale, ma anche la città in cui il lavoro cognitivo costruisce le regole e le strutture della sua autonomia dal potere economico e politico.
  • Al fine di uscire dal regime di distribuzione hobbistica di spazi e finanziamenti in ambito culturale, BCL propone una BANCA DEI PROGETTI, ovverosia una struttura organizzata dall'assessore alla cultura articolata nelle varie dimensioni che la città esprime (video, musica, teatro, ricerca, etc.) sia a livello istituzionale che associazionistico, che autogestionario. I rigetti dovranno essere valutati da una commissione che agirà con massima trasparenza e che prenderà le decisioni relative a spazi e finanziamenti in maniera completamente svincolata da “lettere di sostegno”, patrocini e raccomandazioni di camarillas politiche, religiose, etc.
  • BCL considera l'attività culturale come la migliore forma di contrasto di quello che comunemente si definisce “degrado”. Le zone dove si manifesta questo fenomeno sono quelle più ricche di potenzialità culturali, e l'esperienza di varie città europee mostra che questo è possibile.
  • BCL riconosce piena cittadinanza alle forme di attività culturale autogestite e riconosce il diritto all'occupazione di locali e spazi inutilizzati che rischiano di cadere nell'abbandono che è l'anticamera del cosiddetto degrado.
  • BCL promuoverà nelle pubblica amministrazioni sistemi di gestione dell'informazione al di fuori delle logiche del copyright e delle grandi multinazionali: no copyright, telestreet, free source, facilitazione dell'accesso alle tecnologie informatiche, all'autoproduzione di informazione, promozione delle televisioni di comunità e di quartiere. Proponiamo di costruire luoghi della comunicazione partecipata nelle periferie, luoghi pubblici dove ogni forma di espressione creativa non sia vincolata dalle logiche di profitto, ma sia orientata a stimolare la reale sperimentazione sui linguaggi espressivi al di fuori di ogni censura e appartenenza gerarchica; dove si possa realizzare un territorio di incontro e di dialogo aperto, fra tanti partecipanti a un processo collettivo e orizzontale, in cui l'azione di ogni singolo individuo dà origine a un mosaico di conoscenze realmente accessibili a tutti, da tutti utilizzabili e modificabili.

Luoghi ed attività della “prossimità” culturale
(punto programmatico del Welfare delle Conoscenze)

  1. Trasformazione dell'attuale assetto istituzionale pubblico in Centri di Socializzazione Trasversale. Tali centri avranno la funzione, attraverso laboratori di varia natura (sociali, culturali, politici, ludici, etc.) di mettere in relazione sia le diverse generazioni sia le diverse culture, che compongono la società bolognese, per incentivare il “passaggio delle conoscenze” da una persona all'altra.
  2. Creazione del “Consiglio Interculturale”, avente lo scopo, da una parte di raccogliere le varie culture, presenti e non sul territorio, dall'altro di favorire il fluire, l'incontro, la conoscenza e lo scambio delle stesse, per abbattere le barriere del razzismo e della paura.
  3. Il ruolo dell'associazionismo nella promozione della cultura sarà incentivato sul versante proprio del recupero e radicamento sociale della funzione coscienziale e critica: funzione sociale, rappresentatività delle esigenze e capacità di mediazione sociale e funzione organizzativa. Il compito prioritario è attraversare pluralità e multidimensionalità generando e rigenerando continuamente identità simboliche e comunitarie. Oggi persone e gruppi sono sempre meno intercettabili entro luoghi ed ambiti definiti: è sempre più necessario operare sui flussi e sulle connessioni: il passaggio da compiere va dall'individualismo e dalla logica delle cerchie ristrette ed autoreferenziali verso il comuinitario e il politico, definendo finita per l'epoca cosiddetta dei “grandi eventi”, attivando le conoscenze necessarie a proteggere e valorizzare le caratteristiche peculiari dei luoghi (risorse naturali, beni pubblici, conoscenze, saperi tradizionali, ricchezze sociali e razionali).
  4. Si dovrà dare spazio e voce alla cultura di base, darle la possibilità di crescere, farsi le ossa, farsi conoscere da un pubblico sempre più vasto. Questo si può realizzare dando al cittadino spazi da gestire in modo libero e gratuito dove incontrarsi ed in special modo favorire la vita delle associazioni che aggregano, secondo una varietà infinita di tipologie, le varie forme d'espressione artistica. L'associazione è la forma primaria di cultura, l'humus generante dove si sviluppa sia l'uomo che il cittadino pensante.
  5. Ora le associazioni vivono in uno stato di precarietà e disinteresse assoluto ignorate dalle istituzioni e senza nessun ben che minimo supporto economico e politico. Lo sviluppo culturale di una associazione dipende da:
    • Spazio vitale come sedi sociali (punto di ritrovo ed aggregazione);
    • Contributo economico che permetta almeno in parte il rimborso delle spese vive sostenute (telefono, pubblicità, attività collaterali di marketing, etc.); Finanziamenti Europei: ricerca degli stessi ed aiuto ai vari soggetti per le richieste alla UE.
    • Disponibilità di luoghi pubblici a costi concordati o a titolo gratuito per la realizzazione di eventi artistici aperti ad ogni espressione intellettuale;
    • Presenza delle iniziative proposte su organi di stampa e media cittadini (interessante sarebbe uno sportello delle iniziative dove dare e attingere notizie aggiornate);
    • Accesso paritario al budget comunale per la cultura senza una soluzione arbitraria secondo criteri che troppo spesso esulano dal concetto di arte preferendo ad esse l'aiuto (certo meritorio ma discriminante) a settori sociali o di servizio;

Soluzione ai problemi relazionali tra migranti ed autoctoni con la creazione di un rapporto di interscambio culturale strutturale stabilmente che consenta un vero abbattimento delle barriere per il raggiungimento di una reciproca conoscenza.

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