Giovani e divertimento

I GIOVANI E LA CITTÀ
Sono gli invisibili della Bologna del terzo millennio. Dimenticati dai bilanci comunali e dalle competenze degli assessori. Precarizzati sul lavoro e mal sopportati nel tempo libero. Se studenti o lavoratori fuori sede, munti fino al midollo da affittacamere e strozzini. Criminalizzati negli stili di vita dal moralismo e dal proibizionismo. Con sempre meno spazi di aggregazione collettiva, con zero risorse per le loro esigenze culturali e pochissime opportunità per le loro forme di espressione.
L'Amministrazione comunale per questo settore di popolazione non ha fatto assolutamente nulla, neanche poco alla volta.

BOLOGNA E GLI STUDENTI UNIVERSITARI
La Bologna degli anni novanta per gli studenti universitari era un piccolo mondo fatto di collegi, appartamenti in affitto, mense, biblioteche, sale studio e aule universitarie.
In città esisteva un ambiente culturalmente vitale e attento, e dove più che in altre parti d'Italia c'erano spazi e iniziative dedicate ai giovani. Non è casuale che proprio sotto le Due Torri tanti scrittori, artisti e giovani talenti si sono incontrati, hanno realizzato progetti, animato la città e lasciato un'eredità enorme (molti di questi erano ex fuori-sede).
Piazza Verdi era il punto di ritrovo, ma per spostarsi poi in altri luoghi: l'osteria, i diversi circoli culturali o altri posti economici, il cinema (allora c'erano ancora molte seconde visioni e c'era una sala, l'Apollo, in cui gli studenti entravano a mille lire) e, nel fine settimana, c'erano concerti e proposte culturali di qualità (a bassissimo costo) nei centri sociali. La maggior parte degli spostamenti avveniva in autobus o in bicicletta.
In quegli anni, quella degli studenti fuori sede, era una presenza viva, immediatamente visibile, ma mai molesta, quasi “a basso impatto”. La città dei tanti giovani arrivati da fuori, questa città nella città, molti la ritenevano una ricchezza, solo per pochi era un problema.
Dalla seconda metà degli anni novanta, la situazione è cambiata: gli stili di divertimento si sono tarati a un clima da “movida”, sono sorti i locali alla moda e i disco-pub. L'happy hour ha cambiato anche le abitudini e il modo di rendersi visibili: agli aperitivi, a prezzi elevati, a base di alcool, serviti nei locali di tendenza, ha fatto da contraltare lo “svacco” di piazza, con birra comprata nei negozi alimentari e cagnolino al seguito, per quelli che hanno meno soldi.
In più è rincarato il prezzo anche degli svaghi culturali (cinema, teatro, concerti), e sono diminuiti gli spazi di aggregazione alternativi.
Oggi ci sono due città che si guardano in cagnesco (quella di chi vuole dormire e quella di chi si vuole divertire) e che, a quanto pare, non si riconoscono più.
Lo stile di vita degli studenti universitari viene, sempre più spesso, messo in relazione al cosiddetto “degrado” che si è impadronito delle piazze e degli spazi pubblici.

A quale soluzione si sta pensando?
L'Amministrazione Cofferati ha deciso di imboccare la scorciatoia delle ordinanze anti-alcool e della chiusura anticipata degli esercizi commerciali, senza farsi troppe domande sui cambiamenti sociali che si sono verificati in città nel corso degli anni, non è che dietro a queste scelte ci sia l'obiettivo di diminuire la presenza degli studenti universitari a Bologna?
Sarebbe da chiedersi se i problemi di “convivenza” derivano in massima parte dalla alta presenza di studenti universitari. Forse qualcuno imputa a loro causa di questi problemi.
La loro colpa è quella di avere aspettative diverse da quelle degli studenti di quindici o venti anni fa? Chiedono qualcosa di impossibile alla città?
Oppure, invece, è la città stessa che è cambiata in modo irreversibile e non è stata in grado di adeguare l'offerta di spazio pubblico alle nuove esigenze.
Uno spazio che, per noi, negli ultimi dieci anni, è andato progressivamente disgregandosi.
Quali sono oggi le alternative ai locali modaioli, ai disco-pub, ai dehors dove si può (e si deve) solo consumare e bere?
Esistono altre proposte di spazi sociali di aggregazione che non siano condizionati soprattutto dalle esigenze del mercato?
Infine, c'è da dire che le logiche securitarie che vanno per la maggiore in città hanno nascosto la mancanza di un progetto serio e credibile per la zona universitaria e ne hanno sottovaluto il problema integrato “d'area”.
Lo spaccio di droghe pesanti e il “degrado” sono problemi reali e gravi, ma l'unico modo per tentare seriamente di risolverli è riconsegnare la cittadella universitaria agli studenti e agli abitanti, permettendo e incentivando ogni tipo di iniziativa politica, culturale o artistica nella zona, abbandonando la logica della repressione e della pura e semplice “ripulitura”, che nella migliore delle ipotesi ottiene il risultato di spostare lo spaccio da una zona all'altra della città.
Nessun miglioramento della situazione si potrà ottenere senza prendere in seria considerazione la necessità di spazi pubblici di socializzazione per studenti e giovani, coinvolgendo anche l'Università di Bologna in un progetto di apertura serale delle facoltà, dei giardini e dei cortili universitari, da anni sempre riproposta, ma mai realizzata.

LE POLITICHE GIOVANILI DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE
E' troppo tempo che le politiche per i giovani delle amministrazioni comunali che si sono succedute sono improntate al disimpegno e, quando il Comune è stato costretto a fare degli interventi, questi sono stati parziali, improntati a logiche d'emergenza.
I primi anni ottanta furono, per le istituzioni locali, anni di “emergenza”, si misero in campo, anche se confusamente, molte disponibilità per cercare di ricucire la frattura tra la cosiddetta città ufficiale e l'universo giovanile provocata dalla ribellione studentesca del '77.
Gli anni novanta rappresentarono il nulla assoluto: i centri giovanili da 21 passarono a 5, fu smantellato quasi del tutto l'organico degli operatori, furono attivati processi di privatizzazione, concedendo gli spazi ad aziende già affermate nel settore dell'intrattenimento, furono bloccati quasi tutte le esperienze di autogestione.
Per fortuna, di fronte al disimpegno da parte del pubblico, prese corpo l'esperienza dei centri sociali autogestiti e si caratterizzò come pratica di lotta e di aggregazione sociale. La realtà dei centri sociali, pur con tutte le sue contraddizioni e le sue differenze, è stata un'esperienza interessante nel panorama culturale della nostra città.
Questi spazi di aggregazione, soprattutto giovanile, hanno proposto servizi, scarsamente riconosciuti dalla città “istituzionale”, chi vi ha operato ha sviluppato una professionalità multiforme, estranea agli schemi tradizionali della formazione.
Per diversi anni il problema principale per queste realtà è stato il diritto di esistenza e di cittadinanza, il tema è diventato, di nuovo, di drammatica attualità con l'Amministrazione Cofferati.
La Giunta Guazzaloca, con intenti di attenuazione del conflitto sociale, aveva avviato una sorta di regolarizzazione dei centri autogestiti, questa Giunta, invece, ha scelto la strada dello scontro frontale.
Per quanto riguarda i diversi interventi delle politiche giovanili, la Giunta di centro-destra nei suoi cinque anni di governo, ha smantellato molto, impegnandosi solo nell'apertura del portale Flash Giovani, la Giunta Cofferati non ha preso nemmeno in considerazione la questione.

LE NOSTRE PROPOSTE
BCL ritene che le politiche verso i giovani vadano rilanciate e sostenute.
Non si tratta di inventare nulla di nuovo, è sufficiente recepire una serie di punti presenti nelle tante piattaforme e vertenze che diverse realtà giovanili hanno portato avanti in questi anni:

  • Va realizzata una vera “riforma dei centri giovanili”. Occorre un progetto organico che rilanci la funzione di questi spazi, sicuramente in forme diverse dal passato. Vanno privilegiate forme di autogestione di ragazze e ragazzi e non imprese di dubbia valenza culturale. Comunque, non si può ragionare sull'esistente, vanno potenziati i servizi e le opportunità per i giovani.
  • Va attivato un censimento degli spazi di proprietà comunale, di altri Enti pubblici e di altri enti a controllo pubblico (Ipab, Aziende Municipalizzate, Banche, Assicurazioni) da adibire ad attività sociali e culturali per uso pubblico collettivo. Anche gli spazi di proprietà dell'Università (da mettere a disposizione di associazioni e gruppi studenteschi) vanno censiti.
  • L'Amministrazione Comunale, deve pensare all'opportunità di attivare un bando pubblico rivolto a soggetti privati per avere a disposizione un elenco di contenitori, da acquisire attraverso permute, da impiegarsi per usi sociali e culturali.
  • Va incoraggiata la partecipazione delle realtà giovanili alla progettazione degli spazi loro destinati o in cui potrebbe trovare sede l'Associazionismo (dai Centri Giovanili del Comune, alle aree dismesse o non utilizzate). Va prevista una valutazione, in merito alla destinazione di nuovi spazi, della reale portata delle attività svolte dal soggetto destinatario
  • Va creata la possibilità per gruppi e associazioni non a scopo di lucro, di usufruire delle utenze pubbliche (acqua, luce e gas) o a titolo gratuito (come è già in vigore per i teatri cittadini convenzionati con il Comune) o con aiuti del Comune (come nelle convezioni per i Centri Sociali Anziani Autogestiti) o con forti riduzioni del canone (rispetto ai contratti privati e commerciali).
  • Cultura e promozione giovani artisti: valorizzare il ruolo e la funzione, all'interno del tessuto cittadino, delle LFA quali strumento di promozione di giovani talenti, garantendo un supporto adeguato in termini di spazi, reali e virtuali, e di servizi che ne favoriscano l'attività e la visibilità; predisporre bandi pubblici riservati ai giovani per progetti di “pubblic art”, anche in collaborazione con artisti di fama già affermata.
  • Individuazione di uno spazio adeguato in Zona Universitaria per la realizzazione di un punto di ascolto rivolto ai cittadini, agli studenti e ai frequentatori della zona che eroghi servizi quali il supporto per la ricerca di alloggi per gli studenti e informazioni sulle iniziative culturali. Con riferimento alle problematiche che insistono sulla zona si propone l'ampliamento degli orari dei servizi igienici pubblici di largo Respighi.
  • Vanno trovati incentivi per l'autoimpresa, incentivi per la mobilità nazionale ed internazionale, finalizzati all'orientamento e all'informazione dei giovani.

UN ASSESSORATO DELLA NOTTE
Bologna, a causa delle ordinanze antialcool e antiosterie del sindaco Cofferati e delle campagne contro il cosiddetto degrado causato dai locali notturni, si è proposta in questi anni come la “capitale del coprifuoco notturno”. Alla faccia dell'antica tradizione dei “biasanot” di cui andava orgogliosa…
Per molte persone la notte è divenuta un momento da vivere esattamente come il giorno, per questo motivo sollecitiamo la costituzione di un Assessorato della notte, che si occupi delle problematiche legate a questa fascia della giornata sempre più piena di vita (dalla mobilità alla convivenza tra esigenze diverse, dalla sicurezza all'abuso di sostanze).
Vogliamo affrontare i problemi della notte (del suo mondo e del suo popolo), lo vogliamo fare in modo propositivo per fare emergere un'idea di città che non sia quella chiusa del sindaco Cofferati.
Il mondo del lavoro divenuto flessibile ha fatto si che sempre più persone si muovano e lavorino come turnisti. Il trasporto pubblico, così come gli orari dei locali sono però ancorati ad una vecchia idea di lavoratore, che si alza presto al mattino e rincasa verso le 18. Sempre più lavoratori necessitano trasporti per rientrare dal lavoro dopo le 8 di sera così come esiste un folto gruppo di persone che lavora la sera e ha l'esigenza di incontrare gli amici o mangiare anche dopo la mezzanotte. Se si pretendono orari flessibili nel lavoro, anche gli orari del trasporto pubblico e dei locali dovrebbero rendersi flessibili di conseguenza.
Un tempo la notte era un momento della vita destinato al riposo, dopo le tante fatiche del giorno. Oggi, questo genere di notte non esiste più. Sempre più persone scelgono di vivere le ore dopo la cena.
Nella notte è possibile un'esperienza estetica e sociale dello spazio urbano diverso dal giorno.
Il popolo della notte è formato da persone molto diverse da quelle che formano il popolo del giorno.
Diverse perché la notte cambiano identità e diventano più visibili. Nella notte, soprattutto nei luoghi in cui essa si svolge (i locali), i rapporti sociali sono più facili perché le persone sono più disponibili a dialogare. La notte è un luogo dove si sperimentano i confini del possibile, dove si possono provare i limiti dell'estremo con i rischi che ad esso si legano.
Per far divertire il “popolo della notte” cisono tanti lavoratori e tante lavoratrici che si sono aggiunti agli storici panettieri, taxisti e spazzini, sone le figure professionali che costituiscono l'universo dei lavoratori della notte: si va dai baristi alle cameriere dei locali e delle osterie, dai cuochi agli sguatteri, dai PR agli animatori, dai vocalist ai Dj, dagli addetti alla security a quelli delle pulizie, dai pizzaioli ai fattorini del pronto-pizza.
Nella nostra città si parla di circa 4000 persone che partecipano alla cosiddetta “economia notturna”, in questi lavori c'è tanta precarietà, tanto “nero”, tanto sfruttamento (molto spesso più del giorno).

CONSUMO DI DROGHE, ABUSO DI ALCOOL
Si parla sempre più spesso della notte come luogo della trasgressione, in effetti è uno dei punti in cui sta avvenendo una profonda trasformazione della cultura sociale. E' normale che sia quindi un luogo della crisi, aperto sia alla regressione distruttiva sia alla evoluzione creativa.
Come fare perché essa non diventi luogo di involuzione, ma uno spazio simbolico da cui ripartire per aprire la vita sociale al futuro, offrendo ai giovani un nuovo protagonismo e una nuova responsabilità?
A nessuno, tra istituzioni, discotecari, opinion makers vari, etc., è mai venuto in mente di favorire forme di riduzione del danno. Solo negli ultimi periodi si è intravisto qualche timido tentativo. Il quadro risulta molto più sconcertante se si pensa che in quasi tutte le disco il consumatore di ecstasy e derivati si ritrova nelle peggiori condizioni. I sistemi di areazione scarseggiano, una bottiglietta d'acqua viene venduta a 5/6 euro, zone tipo chill-out sono praticamente inesistenti o inaccessibili e le macchinette per la distribuzione dei profilattici sono praticamente assenti, come del resto qualsiasi tipo di controllo in questo senso. Non c'è che dire, almeno su questo, ravers e Centri Sociali sono stati all'avanguardia.

GLI INCONVENIENTI E I DISAGI PRODOTTI DALLA VITA NOTTURNA
I comportamenti del popolo della notte producono frequentemente inconvenienti (inquinamento acustico, schiamazzi notturni provocati dai frequentatori di osterie, pub, bar) che possono ledere diritto al riposo e alla salute dei cittadini residenti. Spesso però l'inquinamento acustico musicale notturno viene percepito in maniera più pesante dell'inquinamento acustico diurno, ad esempio da traffico.
Vanno lanciate campagne di sensibilizzazione alla sicurezza stradale rivolta al "popolo della notte", quello cioè dei frequentatori dei locali serali e delle discoteche. Crediamo che sia parte dei compiti di un'amministrazione pubblica anche la messa in campo di azioni capaci di contribuire alla creazione di una maggiore consapevolezza degli utenti e più in generale alla diffusione di una vera cultura della sicurezza che, al di là di ogni intervento sanzionatorio, ed evitando toni allarmistici, cerchi di diffondere un messaggio positivo capace di incidere sui comportamenti in strada dei cittadini
Questi interventi si fonderanno sulla volontà di non far cadere il messaggio dall'alto, ma di favorire invece una comunicazione orizzontale, mediante l'adozione di toni e stili condivisi dal target di riferimento e quindi più facilmente recepibili, nella convinzione che il messaggio risulti molto più efficace.

LA GESTIONE DELLA NOTTE: LE ZONE DEL DIVERTIMENTO
Auspichiamo la creazione di zone dedite al divertimento, come esistono in molte importanti città europee (Soho a Londra, Pigalle a Parigi, St. Pauli ad Amburgo …..) nelle aree che storicamente hanno avuto questa vocazione o anche in zone prevalentemente ad uffici, dando ai residenti dei piani bassi con affaccio sulla strada un indennizzo per il disagio.
Nel lungo periodo si procederà tramite agevolazioni a far nascere in queste zone la maggior parte dei locali, spostandoli dalle zone residenziali dove sono fonte di disturbo, e ad incentivare attività commerciali quali dentisti, estetiste o uffici, ad acquistare o affittare appartamenti in queste zone per farne la sede della loro attività.

FAVORIRE LA MOBILITÀ DELLA MOVIDA
Prendendo seriamente in considerazione il fenomeno della cosiddetta "Movida", questo andrebbe favorito, a livello di mobilità, con la pedonalizzazione di alcune zone centrali in cui è sviluppata la vita notturna rendendole più sicure.
Per quanto riguarda poi, i luoghi del divertimento e dell'aggregazione giovanili più importanti del nostro territorio, ormai tutti collocati in spazi periferici, andrebbe attivato il venerdì e il sabato sera un servizio di navette che li colleghi tra di loro, verso il centro città e viceversa.
Un'altra proposta interessante da tenere in considerazione è stata da poco approvata a Berlino: prolungare gli orari notturni dei mezzi pubblici dando una risposta al problema dei tanti giovani e adulti, rei di frequentare discoteche e altri locali notturni che concludono la loro attività quando il servizio pubblico ha già concluso le proprie corse.
Per non lasciare sole le persone che si muovono nella notte intendiamo proporre il bus “vivi la notte in sicurezza”, che trasporta i frequentatori dei locali da un evento all'altro, in gruppo; intendiamo valutare la fattibilità di un trasporto pubblico notturno che copra meglio le zone periferiche, per ridurre al minimo i tratti da percorre a piedi in solitudine; vanno istituite tariffe forfettarie per i taxi usati collettivamente; proponiamo un servizio di pronto intervento immediato attivo dalle 21 alle 6 del mattino.

PER UN SPORT POPOLARE E PER TUTTI
Negli ultimi 5 anni le polisportive storiche di Bologna sono state umiliate dall'Amministrazione Cofferati.
La Giunta che ha alzato la voce contro i Comitati di gestione, ha assistito inerte all'esclusione delle Polisportive dagli Impianti, che il volontariato aveva costruito.
La crisi economica rimbalza immediatamente sul mondo dello sport e finisce per colpire, ovviamente, non le società blasonate ma le povere. Ma il problema riguarda l'intera politica del Comune di Bologna, nei confronti delle società sportive storiche. Scelte sciagurate e inspiegabilmente indifferenti all'enorme valore sociale di questi sodalizi. Una politica che, con atteggiamenti ingrati e sbagliati, ha messo sullo stesso piano l'impegno dei volontari autorganizzati e le legittime ma poco solidaristiche aspirazioni commerciali di altre società di recente costituzione. Il sindaco Cofferati, anzi, ha sentenziato che fra   “per me pari son”. Cioè ha messo sullo stesso piano le società che sono un presidio sociale per i giovani, individuando e seguendo elementi e gruppi   a rischio di devianza e chi invece gestisce gli impianti come un affare.
A parte la mancata valutazione dell'attività profusa nei bandi di gara, il Comune di Bologna non ha riconosciuto tutte le opere realizzate da migliaia di volontari, di atleti, di tecnici e di pensionati. Dopo aver “perso” gli impianti sportivi gestiti per anni, costoro si sono trovati davanti un'Amministrazione che ha negato tutte le opere di miglioramento, di manutenzione e di ristrutturazione fatte dai Comitati di gestione. E adesso, nelle aule giudiziarie di Bologna, pendono odiose controversie che le Società sportive sono state costrette ad avviare.
Cause civili e una penale. E' innegabile che ci siano state contrapposizioni e personalizzazioni eccessive, ritengo, però, che tutta la vicenda sia molto penosa. Queste opere, negli impianti sportivi, sono sorte e cresciute, come le Case del popolo del dopoguerra,   grazie all'attività gratuita di artigiani, operai, pensionati. Negli anni successivi le aziende cooperative regalavano qualche camion di ghiaino o una giornata di camion-gru. Ma il grosso è fatto con le braccia di nostri concittadini disinteressati. Che, oggi, rischiano anche penalmente.
Ma l'arroganza del potere non ha limiti. Durante le votazioni del bilancio preventivo 2009, i consiglieri di Bologna Città Libera hanno presentato un OdG. estremamente critico nei confronti dell'assessora Patullo e della scelte dell'Amministrazione-.Cofferati in materia di impianti sportivi. Il documento é stato approvato dal Consiglio Comunale, con i soli voti contrari del Partito Democratico.
Il documento, impegnativo per la Giunta, oggi, viene snobbato dall'Assessora. La Consulta dello Sport, un organo che esisteva e che vogliamo ripristinare, non viene nè convocata, né progettata. La Consulta è un organo che consentirebbe di impostare tutte le politiche in materia sportiva dovrebbe essere composta dal Coni, dalle sue Federazioni sportive, dagli Enti di promozione, dalle società sportive e dai comitati di gestione degli impianti coperti e scoperti.
E, invece, la Giunta fallimentare di Cofferati-Patullo si compiace di attivare ora delle iniziative clientelari. A Bologna, manca una pista d'atletica per gare nazionali e meeting. Manca un campo di rugby per le serie superiori. Il campo Savena è un progetto sulla carta. La Piscina dello Sterlino é marcia. La copertura della piscina dello stadio é un miraggio.
Noi vogliamo lo sport per tutti. Per i cittadini organizzati e per i gruppi che si ritrovano in modo occasionale. Vogliamo incentivare gli sport minori, quelli con meno praticanti e più poveri. Vogliamo che i comitati di gestione tornino ad essere dei presidi sociali contro le devianze giovanili. Contro l'uso di sostanze dopanti. Contro il bullismo e la violenza alle donne. Vogliamo che i volontari intercettino i segnali delle malatie alimentari (bulimia e anoressia) che ignobili fenomeni di emulazioni provocano.

Vogliamo lo sport, come é sempre stato nella nostra città.

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