Bologna, in questi anni, si è sempre di più trasformata
in una città gestita e pensata per persone “benestanti” e
“benpensanti”: è stata molte volte autoritaria e forte coi deboli,
e timida e ossequiante coi potenti. In alcune occasioni, sempre più
rare, si è mostrata solidale, ma appena sono stati toccati certi
interessi e certi equilibri, ha perso la testa.
La
città è sempre più subordinata agli interessi dei poteri forti,
locali e globali, e sempre più configurata ai modi di vivere degli
“influenti”: i potentati economici si sono impadroniti di Bologna
pezzo per pezzo. E' colpa loro se non si trovano case in affitto,
se i prezzi sono altissimi, se ogni spazio è stato
commercializzato, se ci sono zone intoccabili, se si è di nuovo
prodotta una selezione sulla base della condizione sociale.
L'esclusione sociale è un fatto sempre più palpabile. Chi non
possedeva strumenti per competere economicamente è stato
discriminato e allontanato: infatti è continuata l'espulsione verso
i comuni della cintura dei nuclei familiari nuovi, in particolare
dei lavoratori. L'aumento delle povertà, materiali e immateriali,
ha prodotto “buchi neri” dei diritti e della dignità soprattutto
nelle periferie dell'area urbana, in primo luogo con l'annullamento
civico e l'occultamento dei migranti.
Il processo di trasformazione postindustriale della città non è
stato guidato dalle forze dell'innovazione (cultura, formazione,
tecnologie) ma dalle banche, dalla grande distribuzione commerciale
e dall'accademia.
Sono molti anni che costruttori e finanzieri si disputano, con fare
da padroni, pezzi di città, si uniscono in cordate, si spartiscono
interi quartieri, impongono “scelte strategiche”. Sempre più spesso
gli interessi dei cittadini sono stati subordinati all'espansione
irrefrenabile della Fiera e dei mega centri commerciali.
Sotto le due torri si è consumata molta cultura prodotta altrove,
la città si sta trasformando in un luogo di mortificazione
accademica dell'intelligenza.
L'Università, negli anni di Roversi Monaco, mentre era tutta
intenta a autopromuoversi, culturalmente era molto conformista; in
realtà assomigliava a una società immobiliare che ingoiava pezzi di
città. Con l'attuale Rettore non è nemmeno più riuscita a trovare
sponsor per mascherare il suo vuoto culturale e il suo ruolo di
esamificio.
Un'altra presenza “pesante” è stata quella della Curia: ha influito
politicamente su scelte amministrative (come il finanziamento delle
scuole private, l'azzeramento dell'ICI per le sue proprietà
immobiliari, il finanziamento degli oratori) e ha lanciato i suo
strali morali contro scelte politiche improntate alla laicità. Ha
tuonato a più riprese contro la città “sazia e disperata”, ma è
stata molto cauta nel mettere a disposizione i tanti suoi
possedimenti immobiliari. Via Altabella, infatti, gestisce un
potere che non è rilevante solo nell'empireo, ma anche nelle banche
e al catasto.
Bologna si sta gradualmente trasformando in città più “usata” (per
fiere, affari, ecc) che “vissuta”, con una popolazione residente in
gran parte formata da persone benestanti, da studenti fuori sede e
da “cittadini senza cittadinanza”; è una città dominata
dall'intermediazione finanziaria e dalla vetrinizzazione
forsennata.
NOI LA VOGLIAMO LIBERA!
LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA COME REGOLA PERMANENTE DI
GOVERNO
BCL intende attivare nuove forme di democrazia
partecipativa come regola permanente di governo. La forte domanda
di partecipazione, la diffusione di esperienze comersi il Bilancio
partecipativo, le agende 21 locali, i Contratti di quartiere, le
Consulte specifiche, i Progetti integrati di sviluppo locale, si
accompagnano alla crisi di rappresentanza degli istituti di
democrazia delegata, alla disaffezione al voto, alla crescita di
politiche individualistiche di desolidarizzazione sociale e di
esaltazione del mercato. BCL vuole ricostruire uno spazio pubblico
di decisione sui destini della città e del territorio, sul
benessere e il buon vivere dei suoi abitanti. Questa costruzione
passa attraverso l'ascolto dei diversi soggetti sociali (donne,
anziani, adolescenti, giovani immigrati, giovani famiglie),
l'estensione della rappresentanza di genere e il confronto con le
esperienze di autoorganizzazione degli abitanti nel territorio, in
particolare le forme di vertenze e le forme organizzate di nuova
economia. I processi di democrazia partecipativa vanno finalizzati
alla salvaguardia e alla valorizzazione delle peculiarità e delle
eccellenze delle risorse ambientali, territoriali e umane. Solo la
valorizzazione consapevole e non distruttiva di queste risorse può
consentire la costruzione condivisa di modelli di sviluppo
autosostenibili che producano ricchezza durevole, in grado di
competere, ma anche di creare relazioni solidali e di
cooperazione.
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Bologna Città Libera
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