Il simbolo scelto da Bologna Città Libera per rappresentare
visivamente la propria peculiare natura – le due Torri bolognesi,
raffigurate capovolte, mentre si avvicinano l'una all'altra, in
un'anticipazione di bacio – ha una propria storia, che merita di
essere raccontata.
Una delle particolarità di BCL consiste nella propensione
all'ascolto della città, al porsi in un'ottica recettiva, che
prelude al momento propositivo e lo arricchisce, rendendolo meno
stereotipato e più concreto.
Pertanto, quando giunse il momento di fissare in
un'immagine-simbolo la carica innovativa di Bologna Città Libera,
la sua fiducia nel potere rinnovatore delle Idee e la sua
determinazione nel tradurle in progettualità concreta, non si volle
delegare questo compito a uno staff di creativi e grafici,
ma ci si rivolse direttamente alla città, alle sue strade, ai suoi
portici, alle sue mura.
Il prototipo del simbolo è un vero graffito, scoperto su un muro di
Vicolo Facchini, antico cordolo di connessione tra Via delle Belle
Arti e Via Marsala. Un graffito che reca una firma speciale, quella
di Matteo Chiappa, giovane writer di 23 anni, nativo di
Falconara e noto oltre i confini della propria città per la
verve artistica e la capacità di proiettare sul nastro
grigio delle mura cittadine il proprio vivacissimo mondo interiore;
un talento scomparso anzitempo, nell'Ottobre 2008, a causa di un
incidente che lo privò all'improvviso della vita: una mattina,
mentre in compagnia di un amico scattava delle foto dalla sommità
di un vagone ferroviario, Matteo – conosciuto nell'ambiente dei
writers come Mat Jassai – rimase folgorato da una
violenta scarica elettrica. Ma la sua poliedrica immaginazione
continua a vivere nei suoi disegni (i cui soggetti spaziano da
conturbanti figure femminili a foreste animate da animali
policromi, passando poi per audaci ibridi biomeccanici e spiriti
volteggianti in sabba silenziosi) e nelle visioni oniriche di
libertà che essi sottendono.
«Il graffito è degrado!», è questo il leitmotiv che
scandisce, a suon di divieti, il tempo delle
pseudo-riqualificazioni della città. Nulla di più ingannevole! Il
degrado non è la condizione di una strada, ma la dimensione più
oscura dell'animo umano; spesso ciò che è stigmatizzato come
degradante , nasconde una forte carica emozionale, la cui
detonazione ha un potere vivificante.
«In molte città europee – diceva Matteo – l'arte urbana ha avuto un
riconoscimento ufficiale, qui ancora no, non ha fatto presa del
tutto, però mi sembra che un po' di interesse cominci ad esserci.
La città colorata è più bella, più allegra, fa sorridere. Cerco di
abbellire la città lanciando anche messaggi positivi!».
Chi è predisposto all'ascolto è in grado di recepire il suo
messaggio così come i tanti segnali che Bologna e i suoi cittadini
inviano quotidianamente a chi vive la città e, soprattutto, a chi
deve gestirla.
Il simbolo di Bologna Città Libera è l'immagine di tutto questo:
apertura all'ascolto, confluenza di idee e competenze diverse in un
sogno collettivo, concretamente attuabile con l'impegno di
tutti.
Benvenuto in
Bologna Città Libera
© 2010 Creato da Marco Trotta
Badge | Segnala un problema | Privacy | Termini del servizio