DIRITTI E DIGNITÀ PER I MIGRANTI
L'immigrazione è uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni,
destinato a modificare il territorio, la struttura dei servizi,
l'organizzazione del mondo del lavoro, le politiche della casa.
Per tutte le altre forze politiche la città multietnica e
multiculturale non è una questione centrale per il futuro di
Bologna, per noi lo è.
Le campagne securitarie si sono rafforzate con le politiche del
sindaco-sceriffo e i migranti hanno continuato ad essere relegati
nella parte dei cani da bastonare, per loro non c'è posto nel ruolo
delle vittime. Anche quando si sono verificati episodi tragici,
come la morte di un bambino rumeno nella sua baracca avvolta dalle
fiamme, Bologna è rimasta imperturbabile, una cappa di indifferenza
ha avvolto il suo tessuto sociale: una fredda apatia ha preso il
posto della ormai lontana, sensibilità solidale.
Gli sgomberi a ripetizione e le ruspe sul Lungoreno, i Centri di
prima accoglienza per profughi e immigrati, i campi nomadi così
come sono stati gestiti, il CPT (ora CEI) di via Mattei hanno
rappresentato il degrado di un sistema amministrativo che, in
questi anni, ha organicamente pianificato e applicato i meccanismi
dell'esclusione.
LA BOSSI-FINI HA PRODOTTO ALTRA PRECARIETA' NEL LAVORO E
NELLA VITA!
A diversi anni dalla sua approvazione, con
alcuni provvedimenti normativi che l'hanno peggiorata, la
legge Bossi-Fini ha dimostrato tutti i suoi effetti
nefasti, aggravando sempre di più le condizioni di vita e di lavoro
delle migranti e dei migranti nel nostro paese e, di conseguenza,
anche nella nostra città. I lavoratori stranieri stanno
sperimentato sulla loro pelle la stretta del contratto di soggiorno
per lavoro, con la situazione di crisi e la perdita del posto di
lavoro, molti migranti sono stati risbattutti in una condizione di
clandestinità. Nello stesso tempo, i ricongiungimenti famigliari
sono ancora più difficili, e l'accesso alla carta di soggiorno è
subordinato a un livello di salario, per molti irraggiungibile, e a
condizioni abitative delle quali non godono neppure molti
italiani.
La Bossi-Fini è una legge ad esclusivo vantaggio dei padroni, che
produce precarietà nella vita dei migranti, rendendo estremamente
difficile la costruzione di progetti di vita a lungo termine nel
nostro paese.
I cosiddetti “flussi annuali” bypassano completamente i diritti dei
migranti, lasciando ampio spazio all'arbitrarietà delle questure e
delle prefetture, escludendo vasti settori di lavoratori
(stagionali, ambulanti) e, di fatto, attribuendo legittimità al
caporalato e alla clandestinizzazione dei lavoratori e delle
lavoratrici migranti.
Per cambiare questo stato di cose è necessario:
PERMESSO DI SOGGIORNO
Le competenze per il rilascio e il rinnovo dei permessi di
soggiorno devono essere sottratte alla Questura, e trasferite al
Comune.
Questo passaggio eviterebbe ai migranti
il contatto necessitato con l'istituzione poliziesca, e sancirebbe
il superamento della concezione dell'immigrazione come problematica
riguardante l'ordine pubblico.
Va richiesta la reversibilità dei permessi di soggiorno o di
studio. L'amministrazione comunale deve creare le condizioni
affinché i ricongiungimenti famigliari siano facilitati.
Occorre fare in modo che il permesso di soggiorno per ricerca di
lavoro abbia una validità minima di un anno.
CENTRO DI DETENZIONE DI VIA MATTEI
Va
continuata, a tutti ilivelli, la mobilitazione per raggiungere la
chiusura del Centro di Espulsione e Identificazione (exCPT). A
quasi otto anni dall'apertura del lager di Via Mattei, quello che
avevamo previsto quando i CPT erano stati istituiti dalla legge
Turco-Napolitano, si è, purtoppo quotidianamente avverato: dalle
violenze alla somministrazione di barbiturici, dall'autolesionismo
alle rivolte. E in questi anni, prima con la Bossi-Fini, e poi con
il nuovo Decreto Maroni, la situazione si è di molto aggravata.
E' bene ribadire che i Centri di detenzione per migranti non sono
alberghi a quattro stelle come ha provocatoriamente dichiarato il
centro-destra bolognese, ma veri e propri carceri etnici. Si tratta
di luoghi di sospensione del diritto, di privazione della libertà,
che non possono essere "umanizzati", o resi meno inaccettabili
magari col coinvolgimento delle associazioni del volontariato nella
loro gestione: vanno semplicemente aboliti.
Non è accettabile, in un Paese civile, e in una città che vuole
essere tale, che persone che non si sono macchiate di alcun reato
possano essere rinchiuse e private della libertà.
DIRITTO DI CITTADINANZA
La cittadinanza per
noi deve essere intesa come insieme di garanzie, diritti e doveri,
legati non solo al riconoscimento politico, ma anche alla tutela
sociale. Questo, oggi, per i migranti che vivono e lavorano a
Bologna, non viene garantito.
Una volta conquistato il diritto ad esistere, va conquistato quello
a un'esistenza degna e libera, lottando per il diritto alla casa,
al lavoro, all'istruzione, alla salute.
La città che vogliamo non prevede cittadini part-time
.
APERTURA AI “NUOVI CITTADINI”
L'apertura
agli immigrati deve realizzarsi da oggi perché l'immigrazione è una
realtà in atto. I nuovi permessi di soggiorno per inserimento a
carattere stabile hanno avuto una tipologia che indica
un'immigrazione radicata: sono stati rilasciati per il 59% per
lavoro, per il 29% per motivi familiari e per un altro 7% per altri
motivi (religiosi, residenza elettiva, corsi pluriennali di
studio). Si può perciò inquadrare l'immigrazione come una
dimensione strutturale della nostra società che, di conseguenza,
esige una politica di accoglienza e di inclusione.
Fino ad ora sono state quasi inesistenti le politiche tese a
garantire il pieno godimento dei diritti di cittadinanza degli
immigrati. Utili per ricoprire determinate mansioni, finita la
giornata lavorativa essi scompaiono come persone, non sono nelle
condizioni di poter esercitare una vita “normale”.
Solitamente si parla di minori immigrati, dimenticando che i due
terzi di essi non sono venuti in Italia ma sono nati qui, parlano
come i nostri figli, hanno gli stessi gusti e spesso si distinguono
solo per i tratti somatici
Oggi, la stragrande maggioranza delle scuole elementari dei
quartieri di periferia, vedono un'alta presenza di bambini
stranieri, o figli di genitori stranieri. Questa realtà richiede
l'attivazione di progetti di sostegno all'inserimento di questi
ragazzi, occorrono fondi e insegnanti, non chiacchiere. E questo
può avvenire soprattutto attraverso il ruolo fondamentale che deve
svolgere la scuola pubblica.
DIRITTO ALL'ABITAZIONE
Le istituzioni
locali, devono attuare concrete politiche sul diritto
all'abitazione, per sottrarre gli immigrati a un mercato degli
affitti che offre alloggi (spesso fatiscenti) a condizioni
usurarie, o che li costringe a soluzioni di fortuna.
Bisogna arrivare al superamento dei Centri di prima accoglienza,
mettendo da parte una visione che li ha resi contenitori
dell'emarginazione sociale, per farne luoghi che non siano semplici
dormitori ma che garantiscano, nel rispetto dell'identità del
migrante, condizioni dignitose igienico-sanitarie e non solo,
luoghi di socializzazione, di culto, di apprendimento della lingua,
e di scambio culturale affinché possano divenire spazi di socialità
nei quartieri e non più invisibili e da nascondere, ma aperti alla
città.
Noi proponiamo la costruzione e il recupero di strutture
multifunzionali che rispondano a domande abitative, soprattutto di
famiglie e singoli in difficoltà o in transito.
Per realizzare un'accoglienza adeguata nei confronti dei nuovi
flussi migratori sono necessarie strutture alloggiative temporanee,
che rispondano a bisogni urgenti per un tempo limitato, e siano
integrate da misure di accompagnamento. Quello che chiediamo è la
realizzazione di strutture flessibili per una accoglienza rapida e
per una rapida dimissione, accompagnate da servizi di orientamento
per percorsi successivi.
Noi riteniamo che per permettere il diritto pieno di cittadinanza
per i migranti, occorra, in primo luogo, una politica che affronti
seriamente il percorso che va dall'accoglienza all'abitazione
stabile.
I DIRITTI SUL LAVORO
Il Comune deve
intervenire sul mercato del lavoro, per combattere il lavoro
irregolare, ma anche quello precario, quello offerto da cooperative
e agenzie che forniscono manodopera ultraflessibile e non
garantita, e i patti per il lavoro che introducono inaccettabili
differenziazioni tra i lavoratori. Vanno promosse politiche del
lavoro che non siano solo volte all'eliminazione della
discriminazione nel mercato del lavoro, ma anche alla costruzione
di nuove forme della produzione di beni che valorizzino le
peculiarità (culturali, artistiche, produttive, di stili di vita)
di ogni cultura come risorse di scambio per tutta la comunità.
Questa valorizzazione richiede che siano attivate nuove forme di
welfare in cui impresa, lavoro e assistenza, siano finalizzati alla
sperimentazione di progetti e servizi includenti i soggetti deboli
o emarginati.
DIRITTO AL VOTO ALLE ELEZIONI
AMMINISTRATIVE
Deve essere riconosciuto, in
applicazione della Convenzione di Strasburgo del 5 febbraio 1992,
il diritto di voto nelle elezioni amministrative agli immigrati
residenti. Si tratta di un passaggio necessario per accettare
l'effettiva partecipazione dei migranti alla vita pubblica delle
comunità locali di cui fanno parte, per dar loro la possibilità di
scegliere se e come esprimersi su decisioni che li riguardano.
Il diritto di voto va esteso a tutti i residenti per ancorare i
diritti di cittadinanza alla effettiva presenza di vita e di lavoro
nel territorio e come prima tappa del riconoscimento delle diverse
culture, in primo luogo degli immigrati, nel tavolo della
democrazia municipale; per introdurre il dialogo fra le diverse
culture come determinante nella ricostruzione dello spazio
pubblico, nel governo del territorio dell'abitare, dell'economia
solidale.
NUOVA SCUOLA DI INTEGRAZIONE CULTURALE
BCL propone di istituire una nuova scuola di integrazione culturale
nella quale saranno svolti corsi di apprendimento della lingua
italiana, corso di introduzione alla costituzione repubblicana, e
corsi di storia delle religioni e dell'ateismo, nonché corsi di
introduzione alla storia italiana ed europea, e particolarmente
alla storia della cultura e della letteratura italiana.
Per poter svolgere questi corsi occorrerà reclutare e formare
personale docente specificamente dedicato a questo compito.
Negli stessi locali in cui si troverà la Nuova scuola di
integrazione, il Comune istituirà quindi un centro di antropologia
culturale e di formazione per formatori, il cui scopo principale è
quello di elaborare tecniche, linguaggi per l'armonia nelle
relazioni cittadine.
Benvenuto in
Bologna Città Libera
© 2010 Creato da Marco Trotta