Politiche sociali e casa

BOLOGNA CITTA' LIBERA DALL'INDIGENZA

LA CRISI
La crisi dell'economica reale (seguita a quella finanziaria) è entrata nel suo periodo più virulento; le sue dimensioni, non sono frutto di ipotesi catastrofistiche (non trattandosi di un fenomeno congiunturale), ma rappresentano una drammatica trasformazione strutturale di un sistema di produzione, prodotta dalle ricette liberiste degli ultimi 20 anni basate su riduzione constante dei salari, precarizzazione, esternalizzazioni, delocalizzazioni e ovviamente finanziarizzazione dell'economia.
Anche il territorio bolognese che un tempo era riuscito ad arginare altre situazioni di crisi è stato duramente colpito e nei prossimi mesi la crisi colpirà ancora di più il tessuto produttivo della nostra provincia.
Le riposte non possano essere delegate solo all'assistenza sociale, ma vanno ricercate, in un contesto cittadino, regionale e nazionale, attraverso misure che predispongano le condizioni finanziarie per fare fronte alle diverse situazioni di criticità,

  • con la difesa del potere di acquisto dei salari,
  • con adeguate politiche di accesso al lavoro per i soggetti più deboli,
  • con politiche di calmieramento dei prezzi o di agevolazioni per i soggetti colpiti da provvedimenti di cassa integrazione o di perdita del posto di lavoro o di situazione di disoccupazione in essere.

Il problema quindi è la redistribuzione del reddito, pertanto gli interventi delle Istituzioni pubbliche non possono essere ancora orientati a sostenere esclusivamente le imprese e gli istituti bancari. La Regione Emilia-Romagna deve varare una legge che istituisca il reddito sociale minimo (cosa che non ha fatto nelle ultime due legislature): si tratta di uno strumento per armonizzare ed incrementare gli interventi diretti a garantire accesso ai servizi e integrazione al reddito per le fasce più deboli colpite dalla crisi e dai processi di precarizzazione. Questo per non essere sempre subordinati a una riforma degli ammortizzatori sociali, da anni annunciata annunciata e mai predisposta da tutti gli ultimi governi di centro sinistra e di destra.
I provvedimenti che il Comune di Bologna ha già adottato sulle tariffe degli asili e delle rette delle refezioni scolastiche e per una convenzione con le banche per anticipare le quote di cassa integrazione guadagni erogate dall'INPS per i lavoratori colpiti da provvedimenti di sospensione dell'orario di lavoro sono un primo passo. BCL si impegna per allargare la fascia di abbassamento delle tariffe anche per i servizi erogati dalle aziende a partecipazione pubblica (Hera, ATC, ecc.)

Ci sono però altri interventi che noi proponiamo:

  1. Aumentare le giornate di apertura al pubblico del mercato del CAAB, attivando una convenzione con la Cooperativa Facchini del Mercato per la gestione delo spazio di vendita diretta, e favorendo la formazione e lo sviluppo dei Gruppi d'Acquisto Solidale.
  2. Allargare le convenzioni con negozi e supermercati per sconti su un “paniere di prodotti”, attivando una “carta sociale” per le persone in difficoltà economica. Favorire l'apertura da parte di associazioni di volontariato di “Empori Solidali”.
  3. Istituire un “Fondo di Solidarietà” a gestione comunale per predisporre aiuti economici a persone che hanno perso il posto di lavoro, o sono in cassa integrazione, o vivono in uno stato di difficoltà economica prolungato.
    Questo Fondo verrà alimentato con risorse dirette dell'Amministrazione comunale, con contributi di altre enti pubblici, fondazioni bancarie, donazioni di privati, ricavi di iniziative di beneficienza; verranno stimolate le aziende per quanto riguarda la cosiddetta “Responsabilità Sociale di Impresa”; verrà costituita una rete di locali e di spazi diponibili ad organizzare eventi di solidarietà; verrà costituito un registro di artisti, attori, musicisti, performer, personalità dello spettacolo disponibili a partecipare ad eventi di solidarietà; l'amministrazione comunale metterà a disposizione per gli eventi spettacolari a più forte richiamo le sale pubbliche a gestione diretta o date in convenzione (nelle giornate che nel corso dell'anno sono a sua disposizione): Palanord, Sala Europa Palazzo dei Congressi, PalaDozza, Teatro Arena del Sole, Teatro Testoni, Multisala di via dello Scalo, Salone del Podestà e Sala dei Trecento di Palazzo Re Enzo, Auditorium Enzo Biagi – sala Borsa, ecc
  4. Istituire un Fondo per il “prestito sull'onore” di 5 mila euro (a tasso zero) per persone che si trovano in difficoltà. Il prestito, da restituire in 4 anni, non viene erogato in denaro alla persona richiedente, ma con pagamenti diretti di rate o di debiti pregressi o di mensilità di affitti non pagati. Convenzione del Comune con un pool di banche e l'Amministrazione comunale fa da garante.
  5. Il Comune si fa promotore di una ricontrattazione dei mutui prima casa per le famiglie con un reddito annuo familiare inferiore ai settantamila euro lordi. Altresì l'Amministrazione comunale, in accordo con associazioni di volontariato e organizzazioni sindacali, promuove l'apertura di sportelli di informazione, consulenza e assistenza tecnica per famiglie in difficoltà alle prese con problemi di mutuo e/o affitto di una abitazione.

Il Municipio che noi vogliamo deve svolgere un ruolo attivo affinché, in una situazione di estrema difficoltà economica per tanti cittadini e cittadine, si possano sviluppare forme di solidarietà, auto-aiuto, e mutuo soccorso (nell'alveo delle migliori tradizioni del nostro territorio, con i necessari rinnovamenti messi in relazione alla realtà attuale). Le lavoratrici e i lavoratori, i precari, i disoccupati, i pensionati e le famiglie bisognose non devono sentirsi mortificati per la crisi economica dilagante. La lezione di Francesco Zanardi (il Forno del Pane comunale, l'Ente Autonomo Consumi di Bologna, che, in piena guerra, garantì ai cittadini l'acquisto di generi alimentari a prezzi controllati, spacci comunali per la vendita diretta al pubblico di generi di prima necessità, il ristorante proletario della Sala Borsa) insegna che non bisogna vergognarsi della povertà che l'economia globalizzata e le scelte della speculazione internazionale hanno prodotto. Un municipio democratico deve dare speranza e lavorare per migliorare le condizioni di vita delle persone in difficoltà.

Quindi non inventiamo niente di nuovo, anzi questi riferimenti storici possono essere utili per comprendere quello che noi oggi proponiamo.

STESSO LAVORO STESSI DIRITTI
E' possibile vivere in una città ricca e far finta di nulla, sapendo che in alcune zone della sua periferia si tiene una vera e propria tratta delle braccia?
Si pensava che il fenomeno del caporalato fosse una caratteristica del nostro meridione negli anni Cinquanta e Sessanta, e invece è spuntato nella Bologna del terzo millennio e coinvolge tanti lavoratori migranti clandestini che, ogni mattina, vengono reclutati per strada e portati a sgobbare per pochi euro a giornata nei cantieri edili della città.
Altro aspetto preoccupante è l'alto numero di morti bianche, infortuni, malattie professionali: l'Emilia Romagna e Bologna si collocano ai vertici nazionali dell'infausta graduatoria degli incidenti determinati dall'insicurezza del lavoro.
In una serie di ispezioni avvenute a Bologna, in questi anni, il 50% delle imprese nel settore delle costruzioni è risultato irregolare, il rapporto di lavoro di un terzo dei lavoratori è risultato essere anomalo: lavoro nero, lavoratori non registrati, pagati fuori busta, falsi rapporti a tempo parziale, pseudo artigiani. Sono state riscontrate anche violazioni penali in materia di occupazione di lavoratori immigrati clandestini, di intermediazione di manodopera, di tutela dei minori.
Tutele e garanzie sono un miraggio anche per tanti giovani che, nella nostra città, entrano nel mercato del lavoro. La maggioranza delle nuove assunzioni avviene in collaborazione, a part-time, a termine, in affitto, in apprendistato, in cooperativa, in subappalto.
Nella web economy, nelle catene commerciali, nei call center, nei servizi e nelle fabbriche la nuova generazione di lavoratori è fatta di precari, parasubordinati, interinali.
Una precarizzazione che è arrivata fino all'interno degli Enti e dei Servizi pubblici, dove la legge 30 la fa da padrona rispetto ai nuovi rapporti di lavoro che l'amministrazione comunale ha attivato.
Anche sul terreno dell'occupazione, con la crisi, la situazione sta diventando molto grave: precari e lavoratori con contratti a termine sono già a casa. La situazione economica delle aziende dell'automotive, del motociclo (-40% di produzioni), dei veicoli industriali (in alcuni settori anche -60%) e autobus, è drammatica. Sono 426 le aziende metalmeccaniche che utilizzano la cassa integrazione ordinaria. Aziende che occupano 22.558 addetti (16.842 cassintegrati), a cui si aggiungono 800 lavoratori di 170 aziende artigiane.
Non è vero, come dicono alcuni, che il Comune, in materia di lavoro, non ha nessuna competenza.
In primo luogo, può intervenire a livello di politiche industriali e, in questo momento, sostenere processi di riconversione produttiva verso il risparmio nergetico e la tutela dell'ambiente diventa strategico per la città.
Sulla prevenzione, l'Amministrazione potrebbe rendere effettivamente funzionante il Comitato Provinciale di Coordinamento sulla Sicurezza e sulla Salute nei luoghi di lavoro (istituito dall'art.27 della Legge 626).
Dovrebbe poi promuovere la costituzione di una vera e propria Authority degli appalti, con il compito di fungere da struttura di controllo e di sanzione, e di promuovere un'anagrafe obbligatoria per le aziende che operano sul territorio bolognese. L'azione dell'Authority dovrebbe riguardare, all'inizio, i settori dell'edilizia e degli appalti pubblici, per poi raggiungere, nel medio periodo, la totalità degli appalti, anche nei settori della produzione industriale che ormai vivono le stesse dinamiche dell'appalto/sub-appalto edile.
Per quanto riguarda gli appalti pubblici, sia di opere che di servizi, vanno escluse quelle aziende che hanno alte percentuali di infortuni sul lavoro e che non rispettano le normative contrattuali nei confronti dei dipendenti. Questo comporta, fra l'altro, un rafforzamento delle capacità di controllo pubblico, adeguando strutture e personale.
A fronte di tutto ciò e del rischio di un aggravamento senza limiti e senza regole delle condizioni del lavoro, anche il sistema degli enti locali deve scegliere da che parte stare. La stabilizzazione dei rapporti di lavoro precario dev'essere uno dei principali obiettivi di un governo di sinistra.
Per difendere il servizio pubblico vanno tutelati e valorizzati i dipendenti pubblici; un'amministrazione comunale che vuole avere una connotazione avanzata deve impegnarsi a non applicare la Legge 30, occorre recuperare anche negli enti locali forme di stabilità e garanzia per un lavoro ormai fortemente precarizzato.
Nei confronti dei così detti “nuovi lavori” occorre garantire una nuova serie di diritti – individuali e collettivi – sancendo e finanziando il diritto alla formazione permanente, promuovendo la tutela dei cittadini nel mercato del lavoro, riducendo il peso fiscale per chi inizia la propria attività, garantendo la tutela della salute e la cura di sé, la maternità e paternità, la continuità della contribuzione previdenziale.
Vanno contrastate la precarizzazione crescente del lavoro, le logiche mercantili e di profitto nella produzione e gestione dei servizi pubblici, potenziando in forme nuove e partecipate il ruolo imprescindibile dell'ente pubblico, proponendosi nuove relazioni produttive per la valorizzazione stabile dell'impresa a finalità sociale, accogliendo nella produzione e gestione dei servizi le potenzialità offerte dalla società locale (volontariato, associazionismo, cooperazione sociale) e promuovendo nuove forme lavorative (oltre la legge 30) che garantiscano stabilità contrattuale; individuando forme di democrazia municipale nel governo e nella gestione dei principali servizi alla persona, a partire dall'acqua come bene comune pubblico, non mercificabile, insieme alla tutela della salute e dell'ambiente, all'istruzione, all'assistenza, alla casa.

SOSTENERE LE ECONOMIE SOLIDALI, L'IMPRESA E LA FINANZA ETICA
Si parla tanto di crisi, di come uscirne di quando finirà e se finirà. L'alternativa è possibile agevolando, promuovendo, attivando attori e forme di produzione e di consumo che costruiscano nel territorio economie solidali fondate sulla valorizzazione delle risorse locali. Vanno sostenute imprese a valenza etica nel campo dell'agricoltura biologica, tipica e didattica, della cura e del restauro del territorio e della città, del mutuo soccorso (banche del tempo) della produzione e gestione di servizi ambientali, sociali, culturali; nell'artigianato, nel commercio equo, nella finanza etica, nel turismo responsabile, nella produzione di informazione e di cultura. Occorre promuovere e sostenere imprese a finalità sociale ed etica (l'attenzione non può essere rivolta solo alle imprese di profitto), vanno attivati laboratori sperimentali locali di economia solidale con tutti i nuovi soggetti del lavoro sociale e etico.

RICOSTRUIRE LEGAME SOCIALE CONTRO VECCHIE E NUOVE POVERTÀ ED ESCLUSIONE
Il 2010 sarà, per l'Unione Europea l'”Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale”. L'Anno europeo 2010 ha quattro obiettivi specifici:

  • promuovere il riconoscimento del diritto delle persone che versano in situazione di povertà e di esclusione sociale a condurre una vita dignitosa e a partecipare attivamente alla società;
  • accrescere la dimensione di responsabilità pubblica delle politiche di inclusione sociale, ribadendo che ognuno è tenuto a fare la sua parte per affrontare il problema della povertà e dell'emarginazione;
  • promuovere l'importanza e la necessità di eliminare la povertà;
  • coinvolgere tutti gli operatori, tutti gli attori della società e tutti i livelli di governance nella lotta alla povertà e all'esclusione sociale.

Per Bologna Città Libera questi quattro obiettivi saranno alla base delle Politiche Sociali della nuova Amministrazione comunale
In questo modo, BCL intende cancellare la bruttissima pagina della “Accoglienza disincentivante”, che ha caratterizzato la passata Amministrazione. Questo è stato l'orientamento degli amministratori comunali riguardo all'accoglienza che ha aperto una fase di maggiore igidità nell'accesso ai servizi (per i migranti, per i senza fissa dimora, per i tossicodipendenti, per gli ex detenuti), che ha risentito del diffuso clima di diffidenza nei confronti della diversità e della percezione d'insicurezza da parte dei cittadini. L'idea forte si basava sullo scoraggiare persone in difficoltà sociale, attraverso un atteggiamento di chiusura all'accoglienza, giustificandolo con la scarsità di risorse economiche di cui soffre il Settore delle Politiche Sociali dell'Amministrazione comunale.
Al contrario, per noi, il vero processo di autogoverno locale si può realizzare solo se la coesione sociale non si sgretola per effetto delle crescenti polarizzazioni sociali in atto, degli squilibri e disequità tra le condizioni di vita dei cittadini. La ricostruzione di legame sociale ha come prerequisito una forte ed ineludibile azione di contrasto delle nuove e delle “vecchie” forme di povertà, all'origine di gravi fenomeni di esclusione. Per questo il nostro programma elettorale si basa su una decisa politica volta alla redistribuzione dei redditi a favore delle fasce meno abbienti sia con una forte progressività delle imposte e dei tributi, sia con lo sviluppo dei servizi sociali, ambientali, urbani guidati dal governo pubblico per la produzione e gestione di beni collettivi; prevedendo una maggiore valorizzazione del capitale sociale, come risorsa essenziale nella gestione dei servizi.

PER UNA POLITICA DELL'ACCOGLIENZA CHE NON PARTA DAL PRESUPPOSTO CHE I “POVERI DISTURBANO”.
Nel corso dell'ultimo mandato Sergio Cofferati ha i ispirato tanti sindaci in una montante guerra ai poveri, anziché fare la guerra alla povertà.
Con la crisi, la situazione sociale di oggi si presenta diversa e aggravata da quella anche solo di qualche mese fa: si sono prodotte rapidamente nuove povertà, sono aumentate le fasce di popolazione locale sotto la cosiddetta “soglia di sopravvivenza”, le baraccopoli, gli insediamenti abusivi nelle aree industriali dismesse o in ruderi rurali sono in la manifestazione fisica della nuova miseria urbana, verso la quale è necessario attivare azioni rivolte ai problemi che sono alla base di questa grave indigenza.
Se è obiettivamente difficile per una amministrazione aggredire le vere cause dell'insicurezza, non per questo gli amministratori possono affidarsi al collaudato meccanismo del capro espiatorio: risorsa potente dell'impotenza politica.
Oggi, chi ha creduto e chi crede che la sinistra sia il luogo naturale dell'umanesimo, della solidarietà e dell'eguaglianza, vive un periodo di confusione.
Con la nascita del Partito Democratico, si è accelerato un processo di sfida alla destra con le stesse parole d'ordine della destra, tipo: tolleranza zero.
Noi invece riteniamo che non si possa rinunciare ai valori fondanti della sinistra e del cristianesimo sociale, la solidarietà a chi è in difficoltà, l'aiuto al proprio simile che soffre.
Noi, che ai sindaci-sceriffi preferiamo i sindaci-architetti, riteniamo più interessanti le tesi di Jaime Lerner, sindaco della città brasiliana di Curitiba e presidente dell'Unione internazionale degli architetti che affrontando la questione della crisi della città e della qualità della vita degli strati sociali che vivono ai margini propone di avere come mira la solidarietà (lui la definisce ultimo rifugio), per creare un movimento a favore delle città in quanto a favore degli individui più deboli. Lerner sostiene che, come trent'anni fa nacque un movimento a favore dell'ambiente (e la sua diffusione è riuscita ad aumentare la sensibilità ambientale), oggi, allo stesso modo, è necessaria una maggiore sensibilità verso gli ultimi.

Un'altra strada c'è.

Nel dibattito sulla sicurezza nelle grandi città italiane, molti politici (di centro-destra prima ed ora anche di centro-sinistra) hanno portato come esempio l'esperienza dell'ex sindaco di New York, Giuliani, e la sua “teoria del vetro rotto”.
Invece non si parla della realizzazione, nella città della mela, della rete di rifugi di emergenza e del “Piano per gli homeless di New York” del sindaco Blomberg che ha l'obiettivo di eliminare la cronicità della condizione di senza tetto.
Alcuni punti di quel progetto sarebbero di sicura attualità anche per Bologna:

  • La vita dei senza fissa dimora non dovrebbe essere accettata come un fatto normale. Oggi lo è. Occorre ridurre al minimo la condizione dei senza tetto. Le persone non possono avere come dimora la strada o altri luoghi di fortuna. I bambini non dovrebbero crescere nelle baracche. Oggi lo fanno.
  • I senza tetto devono poter accedere a ricoveri temporanei sicuri. Tutte le persone che ricevono un servizio di assistenza meritano rispetto, è il presupposto per chiedere a loro il rispetto delle regole. Nei ricoveri temporanei deve cominciare immediatamente il percorso per la predisposizione di un alloggio permanente.
  • I servizi devono essere offerti con l'obiettivo di raggiungere i massimi livelli operativi, attraverso un continuo miglioramento della qualità.
  • Occorre lavorare per ridurre la permanenza prolungata e le situazioni di cronicità nei dormitori e nelle strutture pubbliche di accoglienza. Occorre lavorare per l'uscita positiva dalle strutture, verso alloggi stabili e duraturi. Occorre coordinare il sistema di uscita dalle strutture.
  • Per sostenere soluzioni di prevenzione, come contributi per l'affitto e alloggi pubblici, va coordinato il sistema di aiuti economici ai cittadini.

Su queste basi, con una messa a punto calibrata sulla realtà sociale bolognese, si dovrebbe porre mano radicalmente al sistema di accoglienza nella nostra città, seguendo un'indicazione che, da anni, le associazioni del volontariato sociale portano avanti: la realizzazione di una struttura per le emergenze sociali che sempre più frequentemente si verificano nei nostri territori.
In seconda istanza, andrebbe rafforzato il coordinamento e la messa in rete di tutte le strutture esistenti per l'alloggio temporaneo (dagli asili notturni, ai dormitori, ai Centri di Prima Accoglienza). Occorrerebbe lavorare per tempi certi di permanenza e tempi certi di uscita accompagnata.
Andrebbero poi aperte piccole strutture di “seconda accoglienza” per facilitare l'inserimento e aiutare le persone al raggiungimento dell'autonomia. Si dovrebbe poi passare alla fase dell'abitazione stabile, con la presenza di una rete di solidarietà per i gruppi più vulnerabili, sia nella fase dell'accesso sia nella fase di conservazione dell'alloggio.
Siamo consapevoli che si tratta di una “riforma” impegnativa , che ci vorrà del tempo, che ci vorranno delle risorse; per favorire questo processo, avanziamo una buona idea, leggermente "riformista", ma immediatamente praticabile: l'istituzione di corsi di “alfabetizzazione” per amministratori locali sui grandi temi delle migrazioni, dell'accoglienza e della coesistenza etnica. Perché su questo si giocherà, in buona misura, il grado di civiltà della società futura.

LA CASA E' UNA PRIORITA' SOCIALE
Bologna Città Libera lancerà una campagna per porre all'attenzione delle forze politiche e sociali e di tutte le istituzioni locali, il grave problema dell'emergenza abitativa.
A partire dal prossimo bilancio comunale le politiche sulla casa devono essere adeguatamente finanziate. In una città moderna occorre sviluppare diverse oppurtunità di abitare, a seconda dei desideri, delle esigenze e delle disponibilità economiche, con azioni conseguenti sul piano politico e amministrativo, in termini di finanziamenti e di leggi adeguate.
A chi ci chiede come deve diventare Bologna, quali saranno gli interventi edilizi che dovrebbero caratterizzare la città nei prossimi anni, noi rispondiamo che, in primo luogo, va privilegiata l'edilizia sociale (alloggi per l'affitto, strutture di residenza collettiva per lavoratori e studenti, alberghi popolari), col criterio che prima di costruire qualcosa di nuovo va recuperato il patrimonio abitativo pubblico inutilizzato e da ristrutturare (850 alloggi). La partita delle aree militari dismesse va gestita per sostenere servizi di pubblica utilità, servizi scolastici, spazi di aggregazione sociale e culturale, superfici di verde attrezzato. Non c'è più bisogno di edilizia “direzionale”, di centri commerciali e di mega-aree shopping. Stop al consumo di territorio. Recupero delle aree agricole comunali per l'incremento delle attività ortive autogestite (allargando l'esperienza degli orti per gli anziani ad altre categorie di cittadini).
Altro tema importante è come costruire: ridurre lo spreco energetico delle abitazioni, sviluppare la bioedilizia in termini di uso di materiali, produzioni di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, ecc.), favorire progetti di autocosruzione e autorecupero, potenziare i rapporti con le ESCO.

CHI HA GOVERNATO COSA HA FATTO?
Chi è stato al governo della città di Bologna negli ultimi vent'anni si è limitato a ragionare sul fatto che il 70% della popolazione bolognese è rappresentato da proprietari di casa e ha costruito, in tal modo, un muro di indifferenza nei confronti del restante 30% che non la possiede.
Oggi, abitare in affitto, piuttosto che una libera scelta, è visto come una costrizione per chi è nell'impossibilità di comprarsi una casa.
Il modo sbagliato di guardare all'affitto, nel tempo, ha portato a considerare questa modalità abitativa come una “scelta di minoranza”, pertanto si è sviluppata una situazione di canoni quasi mai corrispondenti alla qualità dell'appartamento; in più, sono diventate situazioni costanti (non contrastate) contratti irregolari, rapporti di locazione in nero, clausole contrattuali penalizzanti.
L'alloggio in affitto, nell'attuale situazione di crisi, potrebbe diventare invece un fattore positivo, se venisse colta l'opportunità di inserire dinamiche nuove in un mercato immobiliare stretto tra povertà e speculazione. Gli interventi pubblici in questo campo sono stati, però, scarsi e disorganici: si è voluto favorire il concetto della casa in proprietà (costringendo migliaia di famiglie a indebitarsi con le banche per una vita), non si è voluto riconoscere che vivere in affitto dovrebbe essere riconosciuto come un diritto, per chi si sposta per studio o per lavoro, per chi esce dalla casa familiare e vuole vivere da solo o con amici, per chi mette su famiglia, per chi vuole abitare in una particolare zona della città, per chi non ha i soldi per comprarsi una casa, o anche, semplicemente, non vuole farlo.
Dalla seconda metà degli anni novanta, la fascia degli esclusi e dei dimenticati dalle politiche di welfare si è fatta sempre più ampia: immigrati nuclei familiari monoreddito, giovani coppie, anziani rimasti soli, giovani senza possibilità di certificazione del reddito, precari, lavoratori e studenti provenienti da altre regioni. Tutti questi soggetti, non trovando una adeguate politiche pubbliche, sono stati spesso costretti a situazioni alloggiative vergognose che hanno alimentato la rendita speculativa.
E' bene ricordare che a Bologna, oltre alla popolazione residente, il cui calo, certificato dai censimenti 1991 (404.378 unità) e 2001 (371.217 unità) , si è fermato solo negli ultimi anni con una piccola inversione di tendenza, ci sono decine di migliaia di persone (studenti universitari fuori sede, lavoratori immigrati da altre regioni italiane, lavoratori immigrati da altri paesi) che vivono in condizioni di precarietà sempre più preoccupanti.
Se a tutto ciò aggiungiungiamo i progressivi aumenti delle locazioni (solo nel 2008 del 16%), si è arrivati a una situazione drammatica, in cui, sul bilancio di una famiglia, il costo dell'affitto incide dal 50 al 70% sul reddito famigliare. Un peso insostenibile che ha portato la morosità ad essere la causa principale degli sfratti. In più, con l'acuirsi della crisi economica, sono soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati ad essere colpiti: il 24% delle famiglie sfrattate ha infatti subito la perdita del posto di lavoro del primo percettore del reddito; il 22% è precario; il 21% è in cassa integrazione.
A fronte di tutto questo, sono oltre 7 mila le famiglie che hanno fatto richiesta al Comune di Bologna di una casa popolare (con la capacità di ACER di assegnare in media 400 alloggi all'anno); alla graduatoria per l'accesso al canone calmierato sono arrivate quasi 2500 domande, mentre il Comune ha assegnato poco più di cento appartamenti. Al bando per il fondo sociale per l'affitto sono state presentate 7329 domande, di pari passo sono diminuiti I trasferimenti governativi per implementare il “fondo”. La previsione è di circa 550 euro di intervento per ogni avente diritto, cifra insufficiente a pagare anche un solo mese di affitto a Bologna. Quindi questa misura è assolutamente inidonea per aiutare le persone a non cadere in situazioni di sfratto per morosità.
Per affrontare con misure adeguate il bisogno abitativo a Bologna, bisogna partire prendendo in considerazione questi dati:

  • le caratteristiche del dato della cosiddetta "casa in proprietà" e la portata dell'indebitamento di tante famiglie verso le banche;
  • 15.000 nuclei familiari si rivolgono al Comune, incrociando diversi bandi (domande: 7200 bando ERP, 2.500 canone calmierato, 7.329 contributo sociale per l'affitto - risposte: 400 alloggi ERP assegnati all'anno, 100 alloggi all'anno per il canone calmierato, 550 euro una tantum per il contributo per l'affitto);
  • il mercato privato dell'affitto: il costo delle locazioni per appartamento o per stanza o per posto letto; il fenomeno degli affitti in nero;
  • le residenze collettive (albergo popolare, studentati o collegi universitari, i ferrohotel, i residence per lavoratori single); per quali ragioni, tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi mandati hanno avuto così scarsa attenzione o, addirittura, hanno contrastato l'apertura di strutture abitative a carattere collettivo?
  • le residenze sociali (dormitori pubblici, asili notturni, centri di prima accoglienza per migranti e profughi).

UN PIANO STRAORDINARIO DI EDILIZIA PUBBLICA

Non esiste da tempo un intervento dello Stato.
E' necessaria una iniziativa politica forte da parte degli enti locali periferici nei confronti del governo centrale affinché venga approntato un piano straordinario di rilancio dell'edilizia popolare, in grado di creare, attraverso l'opportuno coordinamento di risorse pubbliche e private, le condizioni per il risanamento di interi quartieri metropolitani e per il reperimento di abitazioni compatibili con l'ambiente e caratterizzate da costi sostenibili per le famiglie. E' evidente che questi provvedimenti non potranno essere imperniati solo su nuove costruzioni, ma dovranno incentivare l'utilizzo e la ristrutturazione dell'esistente sempre con riferimento alle esigenze specifiche delle singole comunità, e amplieranno il campo di interventi economici integrativi dell'affitto in proporzione dei bisogni reali.

Gli interventi del Comune sono insufficienti
Insieme a questa battaglia politica nazionale vanno prese iniziative a livello locale per intervenire con tutti i mezzi utili per dare risposte a un bisogno abitativo crescente. Le risposte date negli ultimi 15 anni dal Comune di Bologna sono state largamente insufficienti rispetto alla domanda che, tendenzialmente cresce, a fronte di risorse che, complessivamente, diminuiscono.

Le risorse per ripristinare il patrimonio pubblico inutilizzato
Un altro tema fondamentale, in una situazione già difficile, riguarda il reperimento delle risorse per le ristrutturazioni e i ripristini degli alloggi ERP da assegnare. Fino ad ora, questi fondi sono recuperati attraverso gli affitti degli inquilini delle case popolari. Essendosi modificata negli ultimi anni la composizione sociale degli inquilini (sono entrati infatti nuclei famigliari con redditi più bassi) ed essendo l'affitto proporzionale al reddito, l'introito complessivo annuale degli affitti sta calando e, quindi, di conseguenza anche le risorse per ristrutturare gli alloggi da rimettere in circolo. In più, una buona parte degli introiti degli alloggi ERP che dovrebbero essere destinati alle ristrutturazioni vengono indirizzate a spese ordinarie di gestione del Settore Casa.
In questo modo, da qui a pochi anni, si rischia di aumentare il numero di alloggi che rimangono vuoti perché non ci sono i fondi per recuperarli (nel corso del mandato Cofferati si è passati dai 643 dell'inizio agli 850 della fine)
Il costo annuale per il ripristino degli alloggi che necessitano di manutenzione straordinaria è di circa a 7,5 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 5 milioni di euro destinati alla manutenzione ordinaria. L'importo annuale dei canoni introitati è sui 15 milioni euro. Almeno tutti questi soldi vanno destinati al recupero degli alloggi vuoti.

Per Bologna Città Libera, le risorse per il Settore Casa vanno almeno equiparate a quelle di Comuni della nostra Regione (come il Comune di Reggio Emilia che nell'ultimo bilancio ha destinato 8 milioni di euro nel piano investimenti per le politiche abitative contro i 2 milioni di euro del Comune di Bologna)
Il tema di un maggiore carico di risorse nelle ristrutturazioni degli immobili pubblici vuoti per noi è da porre in testa alla scala delle priorità degli impegni di spesa.
Occorre, inoltre, promuovere e favorire la realizzazione di progetti di autorecupero e di autocostruzione attraverso la costituzione di soggetti collettivi, con la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati e la disponibilità dell'Ente locale di porsi come garante. Vanno recuperare strutture in abbandono, edifici pubblici e privati attualmente non utilizzati, attraverso credito pubblico (accesso bandi regionali, credito della finanza etica ed altre formule alternative ai crediti privati).

Realizzare residenze collettive
Compiere la scelta degli alberghi popolari, degli studentati, delle residenze collettive a basso costo (anche di piccole dimensioni), pensiamo sia un modo intelligente per dare risposte pubbliche a nuove domande (differenziate) di alloggio. Riteniamo possa essere anche un contributo per combattere gli "affitti in nero", modificare una situazione che, da più di trent'anni ha completamente drogato il mercato dell'affitto privato.
Negli anni scorsi, in diverse occasioni, le organizzazioni di categoria degli imprenditori locali dichiararono l'interesse di imprese private a mettere a disposizione fondi per la costruzione di residenze collettive per i loro lavoratori (soprattutto stranieri o provenienti da altre regioni), richiedendo la disponibilità di aree comunali per abbattere i costi di costruzione. Si dovrebbe verificare se si è trattato di uno dei bluff a cui ci hanno abituato i costruttori o se siamo in presenza di una reale disponibilità.
Per rimettere in circolo, in maniera "calmierata" buona parte del patrimonio privato sfitto o affittato in nero, vanno concretizzati degli interventi: per togliere "clienti" agli strozzini degli alloggi attraverso la realizzazione di strutture collettive, dove chi viene a Bologna temporaneamente per lavorare o per studiare abbia la possibilità di trovare un alloggio senza dovere sottostare allo strapotere della rendita parassitaria.

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    Un anno fa, allo scadere del nono anno di esistenza, Rekombinant chiudeva i battenti.Fu una decisione sofferta che io e Matteo Pasquinelli prendemmo sapendo dicompiere un’azione leggermente scortese nei confronti di milleottocentododici persone che…
    11 ore fa
    È stato selezionato un post del blog di Serafino D'Onofrio
    IL MARZIANO Il Resto del Carlino 28 luglio 2010 Statua degna di Timisoara e le ragazze? Esco prima delle 7. Domenica mattina, strade deserte. Pochi uomini bermudati e sfiniti, dopo la notte bollente. Al bar della Pioppa, due camionisti scendono…
    11 ore fa
    Serafino D'Onofrio ha aggiunto un post del blog
    IL MARZIANO Il Resto del Carlino 28 luglio 2010 Statua degna di Timisoara e le ragazze? Esco prima delle 7. Domenica mattina, strade deserte. Pochi uomini bermudati e sfiniti, dopo la notte bollente. Al bar della Pioppa, due camionisti scendono…
    11 ore fa
    agenziacultura ha aggiunto un post del blog
    GIOVEDI' 29 LUGLIO 2010 DALLE ORE 18:30 "IL PORTO RITROVATO", PARCO 11 SETTEMBRE (EX MANIFATTURA TABACCHI) VIA AZZO GARDINO/ VIA RIVA DI RENO, BOLOGNA TRE CONCORSI ATIPICI (e a chiudere un reading e una jam session) ORE 18:30LA NOTTE IN CUI FU CL…
    martedì
    È stato selezionato un post del blog di Marco Trotta
    Della sorte di Faith non si sa ancora nulla. Però, intanto, a qualcosa è servito segnalare il caso. Intanto perché hanno preso posizione diverse altre realtà a Bologna. Per esempio la Casa delle Donne per non subire violenza che denuncia
    lunedì
    Marco Trotta ha aggiunto un post del blog
    Della sorte di Faith non si sa ancora nulla. Però, intanto, a qualcosa è servito segnalare il caso. Intanto perché hanno preso posizione diverse altre realtà a Bologna. Per esempio la Casa delle Donne per non subire violenza che denuncia
    lunedì
    È stato selezionato un post del blog di Giovanni Dursi
    La Fabbrica Italiana di Profitti, questo il piano dell'A.d. Marchionne che si propone di realizzare portando la produzione italiana dalle circa 800 mila vetture di oggi alle oltre 1 milione e 650 mila nel 2014, delocalizzando le diverse produzioni d…
    lunedì
    francesco berardi ha aggiunto un post del blog
    Un anno fa, allo scadere del nono anno di esistenza, Rekombinant chiudeva i battenti.Fu una decisione sofferta che io e Matteo Pasquinelli prendemmo sapendo dicompiere un’azione leggermente scortese nei confronti di milleottocentododici persone che…
    domenica
    Giovanni Dursi aggiornato un evento
    30 Ottobre 2010 a 31 Ottobre 2010
    Si invita a partecipare all'Assemblea pubblica "QUIETE E POI TEMPESTA, SOTTO I CIELI DEL MONDO - UN'ALTRA OPPOSIZIONE È POSSIBILE. CRISI, DIRITTI DI CITTADINANZA, LIBERTÀ NELLE METROPOLI DEL CAPITALE " per ricordare Oscar Marchisio. Poco più di un a…
    sabato

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