francesco berardi non ha ricevuto ancora alcun regalo
Post aggiunto il 20 Febbraio 2010 alle 18:29 —
Post aggiunto il 16 Febbraio 2010 alle 22:32 —
Post aggiunto il 29 dicembre 2009 alle 13:08 —
Post aggiunto il 27 dicembre 2009 alle 16:49 — 1 Commento
Post aggiunto il 21 dicembre 2009 alle 17:22 —
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A me sembra di ricordare che ti sei già candidato con gli Antiproibizionisti nel 1990, o giù di lì. In quelle amministrative, purtroppo, per la Provincia o il Comune, li ho votati anch'io.
Credo che sia importante avere memoria. Una memoria - senza troppi rimorsi, magari - che ci aiuti a ricordare il futuro.
Ciao,
Luigi
mi piacerebbe, magari riesco anche a venire, ho qualche difficoltà motoria e mi sento un po' limitata, ma chissà :-)
Mi sembra pero´ importante trasferire questo nesso di sintesi connettiva che proponi, anche all´interno della logica della cura. Accanto ai metodi pacati che tu descrivi nel libro sul nazi, come la tattilita´, il godimento ed il rallentamento, riterrei opportuno porre quello che Guattari, nelle sue annotazioni sull Antiedipo ( The Oedipus Papers, Semiotext(e)) , definisce „un teatro di crudelta` in lotta contro la crudelta´ burocratica“.
In altri termini, la costruzione di una nuova cartografia della sensibilitá - una in cui autodisprezzo e senso di colpa vengano rimpiazzati da un gioioso ed etico „si“ alla vita - puo´ funzionare solo se ci si confronta con gli spettri della polizia interiore, quelli che, continuando a seguire i medesimi appunti „ ci proteggono dal confronto con le nostre macchine desideranti, cioe´ le macchine che vogliono, e tendono alla produzione di un codice di valore aggiunto (code surplus value) che si dirige verso altro“.
Questo confronto, pari agli scontri reali, non puo´ essere che violento. In un certo senso anche piu´ violento perche´ e´ assolutamente diretto e non c´e´ posto per tutte e due le verita´. O e´ la morale della polizia a governare e quindi imperano i sensi di colpa e le procedure autodistruttive annesse e connesse, o si crea la possibilita´ per un instauro di un etica di godimento di tipo spinozista.
La terapia dovrebbe creare una linea di fuga che permetta una fuoriuscita ed una trasformazione del la prima dimensione nella seconda.
Il prezzo da pagare per il passaggio e´ alto: stati di alienazione assoluta, di paure ossessive, di vomito reale o immaginario che sembra diventare interminabile, di singhiozzi disperati, di cupa depressione. Se pero´ durante queste fasi ogni tanto qualcuno non ti da una carezza, sia tattile che a livello di parole o di ascolto, o se non rallenti e ti fermi a giocare al sole, non ce la puoi fare.
Il divenire donna, la conquista cioe´ di qualita´ come leggerezza, tenerezza ed affettivita´, non puo´ che avvenire secondo una logica simile. Se si vuole evitare di cadere nel quadretto pseudo- romantico proposto da alcune pubblicita´ di biancheria intima o da certi filmetti holliwoodiani, non si puo´ negare l´esistenza di un filone interconnesso di crudelta´ e di ferocia.
Non a caso in Mille Piani, nella stessa frase in cui i due autori introducono il divenire donna, ne associano il fenomeno della stregoneria, e poco prima menzionano le streghe che dovevano venire bruciate perche´ le alleanze familiari e le intese religiose rimanessero intatte.
E non a caso gli attributi che ho menzionato sono proprio quelli che la societa´ patriarcale (perlomeno quella in cui ci troviamo) cerca di reprimere a tutti i costi.
C´e´ anche un risvolto positivo pero´: il passaggio attraverso il teatro di crudelta´ crea una differenza, o meglio detto una serie di differenze che ne ostruiscono una possibile reterritorializzazione da parte del capitale. Uno stato di leggerezza etica, piu´ che uno stato di anormalita´ corrisponde ad un´ „An-omalia“, ad una dissomiglianza, un dislivello, un limite di deterritorializzazione. Certamente, come ci insegnano Deleuze e Guattari, non e´ mai possibile prevedere la direzione di una linea di fuga. I rischi ci sono sempre, ma sempre ne scaturisce anche una qualche possibilitá per divincolarsene.
Parte integrante della terapia dovrebbe essere la formazione di un nuovo tipo di memoria:
„La donna e l´uomo [...] devono formarsi un´ altra memoria, che e´ collettiva – una memoria di parole e non una di cose, una memoria di segni e non una di effetti. Quest´organizzazione che incide il segno direttamente nel corpo fa parte del sistema dell´atrocita´, l´alfabeto tremendo. [...]
L´atrocita´ [...] e´ il movimento della cultura stessa, che si porta a compimento all´interno die corpi, che si inscrive in essi e che li mallea. [...] Questo sistema atroce di segni incisi, e´ quello che abilita il genere umano al linguaggio e che gli conferisce una memoria di parole. (Antiedipo, cap III, mia trad dall´edizione tedesca.)
interessante il punto di partenza delle terapie "softt". una domanda, pero´: che fare quando i sistemi psichici o sociali sono talmete ossificati e saturi da non permettere alcuna filtrazione del tangibilita´ o della dispersione? mi sembra purtroppo uno stato abbastanza comune. del resto la dis-persione come insinua gia´ la parola stessa, ha bisogno di spazio ( e tempo). E se le coordinate in cui ci muoviamo non lo permettono?
comunque BUONA PASQUA
A PROPOSITO HO VISTO QUEL FILM -
IL REGISTA MI E' PIACIUTO-
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