Ebbene sì, abbiamo deciso di farlo. Presenteremo una lista alle elezioni bolognesi della primavera 2009. Si chiama lista dei cento sindaci perché non si definisce intorno alla personalità di un candidato, ma intorno alla progettualità di tanti cittadini e cittadine che non si limitano a esprimere il loro scontento e i loro bisogni, ma danno alla loro competenza e al l loro sapere la forma di un progetto specifico.
Non ci proponiamo di avere una buona affermazione di minoranza, non ci interessa fare una buona opposizione. Intendiamo vincere le elezioni della primavera del 2009 e governare Bologna.
Per iniziare una nuova storia, in questa città abbiamo delle ragioni forti.
Una è banale, e si chiama Cofferati. Ma non basterebbe il fastidio per quell'individuo che ieri è stato elogiato dal fascista Alemanno, e una settimana fa dal razzista Tosi, per spingerci all’azione.
Se abbiamo deciso di lanciare una lista cittadina, se abbiamo deciso di batterci giorno dopo giorno per vincere le elezioni bolognesi è soprattutto perché vogliamo evitare lo spegnimento della solidarietà umana e della vita intelligente.
L’idea da cui nasce BOLOGNA CITTA’ LIBERA è quella di sperimentare progetti a carattere fortemente simbolico. E partendo da qui suscitare un'onda di resistenza umana, un’onda progettuale e politica che spazzi via la nebbia della solitudine e che riesca a prendere il tempo della danza per trasformare l'ignoranza in comprensione il panico in condivisione della sofferenza e il rumore in ritmo.
Storia nuova, non un'evoluzione dell'agonia della sinistra.
Progettazione di soluzioni umane nella dimensione post-umana del presente.
Martedì 23 settembre alle ore 21 abbiamo chiamato tutti a discutere di questa idea nella sala bolognese del Baraccano. Naturalmente dovremo fare i conti con la depressione, con lo scetticismo, con il senso di impotenza che proviene da tanti anni di arretramento sociale e dalla clamorosa sconfitta delle sinistre alle elezioni nazionali della primavera scorsa. E’ necessario capire questo sentimento, è necessario capire il bisogno di arroccamento identitario alimentato dal cumulo delle sconfitte. Ma è soprattutto necessario superarlo.
Come non vedere che l’estate del 2008 ha avuto un effetto di sconvolgimento delle prospettive planetarie? Come non vedere che il collasso finanziario apre una fase di crisi sociale generalizzata nella quale i lavoratori saranno colpiti ancor più duramente, ma anche nasceranno nuove prospettive?
Come non vedere che la crisi georgiana e la sconfitta catastrofica dell’occidente in Iraq Afghanistan e Pakistan sconvolge le prospettive geopolitiche?
Tutto quello che pensavamo e temevamo prima dell’estate, tutto quel senso di stagnazione e di paralisi può lasciar il posto a un’attesa fattiva, a un’invenzione fuori dagli schemi ereditati dal ventesimo secolo. Non siamo figli della rivoluzione d’ottobre. Siamo la rivoluzione che viene.
L’identità è oggi soprattutto un pericolo, perché ci induce a limitare le nostre scelte, perché ci lega a qualcosa che è morto, e ci impedisce di vedere i nuovi abissi in cui il capitalismo sta sprofondando, e di vedere le nuove possibilità.
BOLOGNA CITTA LIBERA si propone di liberare dalle auto la città, propone l’istituzione dell’ora di educazione all’emotività nelle scuole per affrontare in modo intelligente il problema del bullismo dell’aggressività e della sofferenza adolescenziale. Propone di creare comunità intergenerazionali e interculturali in cui gli anziani possano convivere collettivamente con le badanti e le famiglie delle badanti. Propone la riconversione di tutti i sistemi di riscaldamento con tecnologie ad energia rinnovabile. Propone una rete televisiva cittadina prodotta unicamente dagli utenti. Propone di istituire l’orario elastico cittadino per dare a tutti la possibilità di vivere la vita con lentezza. Propone di sostituire le buste di plastica con buste di materiale riciclabile che saranno prodotti dall’Ufficio per la diffusione della Bellezza, e di aumentare drasticamente il costo degli spazi per la pubblicità per ridurre l’inquinamento dello spazio visuale. Propone di abolire l’Assessorato alla cultura perché ogni azione del Comune di Bologna diverrà un’azione ad alto contenuto simbolico, culturale ed estetico.
Sono utopie irrealizzabili, rispondono coloro che credono di conoscere il mondo. Ma io ricordo che nel 1967 andavamo davanti alle fabbriche per proporre la riduzione dell’orario a quaranta ore e gli aumenti in paga base uguali per tutti. Estremisti senza realismo, ci rispondevano coloro che credono di conoscere il mondo. Due anni dopo gli operai italiani ottenevano le quaranta ore settimanali e aumenti salariali uguali per tutti. Negli anni settanta proponevamo la libera comunicazione di base. Ci chiamarono provocatori e sobillatori. Dieci anni dopo le radio libere proliferavano e purtroppo proliferavano anche le televisioni commerciali. Negli anni ottanta andavamo in giro per parlare di una nuova tecnologia che avrebbe permesso a tutti di costruire comunità della comunicazione e della produzione. Ci trattavano come dei visionari pazzi, dieci anni dopo Internet sconvolgeva completamente la comunicazione e la produzione. Così oggi noi diciamo: è possibile una città libera dall’inquinamento dalla solitudine e dalla miseria materiale e psichica. Ci rispondono che non siamo realistici. Ma la realtà è un divenire sconvolgente e solo immaginando il possibile potremo liberarci dalla depressione e dal conformismo.
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