Vasco Errani, candidato del centrosinistra per la regione ha
detto che in questa campagna elettorale non si sta parlando di temi importanti per i cittadini. Vero. Proviamo a metterne uno noi sul piatto.
Ieri l'assessore all'ambiente della Provincia, Burgin, ha dovuto prendere atto che se la provincia di Bologna rimane da tempo intorno al 40% di differenziata qualche colpa bisognerà imputarla al gestore del servizio Hera. Che ha soprattutto un problema: è contemporaneamente l'ente che si occupa della raccolta e delle smaltimento. Due processi che
costano parecchio: «La raccolta delle 600.000 tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno in provincia costa tra gli
80 e i 140 euro a tonnellata, mentre lo smaltimento costa tra i 90 e i 110 euro a tonnellata». E qui nasce il conflitto d'interesse che per la prima volta vede perfino Burgin dopo che era stato denunciato da diversi comitati e qualche amministratore locale dell'hinterland bolognese
«Burgin ha ammesso un potenziale conflitto di interesse qualora la stessa società effettui la raccolta e smaltisca contestualmente i rifiuti, perché l’azienda avrebbe interesse a raccogliere rifiuti da
bruciare o smaltire in discarica piuttosto che affidarli gratuitamente
al consorzio del recupero. “Per questo la gara potrebbe essere una
soluzione” ha detto Burgin, “anche se in altre regioni come il Piemonte esiste una legge che vieta di essere contemporaneamente il soggetto che raccoglie e che smaltisce i rifiuti.”»
Il punto è la gara che
auspica Burgin è quella che imporrà il decreto Ronchi quando scadranno le convenzioni nel 2011. Un evento che non sembra preoccupare Hera che secondo quello che
riferisce Altraeconomia ha partecipato recentemente al
Osservatorio sulle alleanze e le strategie nel mercato pan-europeo delle utilitie dove i più grossi player del settore privato hanno ragionato sugli scenari che si apriranno con la privatizzazione imposta per legge. «
Gli enti locali, che oggi controllano almeno il 51% delle azioni delle società quotata in Borsa, dovrebbero cedere quote di capitale (il decreto “Ronchi” impone di scendere al 40% entro giugno 2013 e al 30 entro dicembre 2015) e -assicura Tomaso Tommasi di Vigano, presidente di Hera- sono pronti a farlo»
. Una fetta di mercato già appetita dalle banche come ha sostenuto Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit: «
le fondazioni bancarie possono essere molto interessate a diventare investitori istituzionali, specie se si andasse a scorporare le reti, per renderle soggetti economici per conto loro»
, ovvero il sogno di una maxiutiliy privata di «
9,3 miliardi di euro, 18,3 miliardi di euro di fatturato e gestirebbe 140mila chilometri di reti idriche (oltre a 57mila di reti elettriche e 39mila per la distribuzione del gas)»
. Un progetto che è stato definito, in modo alquanto altisonante, "un big bang" e che sempre per Hera, in buona compagnia di Acea e Iride, fa del decreto Ronchi «
una buona occasione per i Comuni, che ora hanno una scusa e possono dire ai cittadini 'vendiamo perché siamo costretti', messi in ginocchio dal Patto di stabilità, combinato ai tagli ai trasferimenti dallo Stato centrale»
. Niente male per una multiutily considerata fiore all'occhiello delle privatizzazioni in salsa emiliana al servizio delle amministrazioni locali. Peccato che di tutto questo il candidato Errani non dice nulla nel suo programma. Anche se il tema è noto visto che perfino in un dibattito pubblico con tutti i candidati l'unico che si è espresso sul tema è stato Galletti, ma solo per dire «Quando il Comune dovrà cedere le quote di Hera, per legge, arriveranno a Bologna 200 milioni di euro. Pensiamo a come spenderli». Ma se dalla destra è il minimo che ci si possa aspettare, e mentre tra i democratici c'è solo silenzio imbarazzato, possibile che nessuno nella sinistra di coalizione abbia nulla da ridire a riguardo?
Marco Trotta
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