C'era da aspettarselo. Nel caos elettorale generato dall'esclusione delle liste PDL in
Lombardia e Lazio, è tornato in auge il tema della "legge ad hoc". Ma come, direbbe un elettore o elettrice bolognese, ma non è stato proprio Cicchitto un mese fa a
dire che di leggi per casi particolari non se ne facevano? Certo, e però, ci sono casi più particolari di altri. E così se ieri Maroni aveva
escluso un intervento del governo, oggi anche dalle parti della lega sono diventati più
possibilisti. Ma c'è un problema. Serve l'appoggio anche del PD. Che è arrivato prontamente da Luciano Violante questa mattina e con una
dichiarazione che non salva neanche le apparenze per mascherare un vero e proprio baratto: "Se Berlusconi si assumesse la responsabilità politica di convocare i leader dell’opposizione penso che Bersani e gli altri capi di partito possano aprire alla possibilità di risolvere insieme questo delicato problema". Per poi aggiungere: "Naturalmente in quel caso si dovrebbe votare anche a Bologna". Un offerta prevedibile, per la quale si rincorrevano
voci già ieri, per lo più taciute e sulle quali va dato atto a Paolo Soglia, direttore del sito web di Radio Città del Capo, di aver scritto un
editoriale duro e condivisibile.
Già Bologna. Se c'è qualche morale da tirare fuori prima ancora che la partita sia finita è che per l'ennesima volta questa città è diventata merce si scambio per traffici che si fanno in altri palazzi tra i maggiori contendenti della rappresentanza politica: PD e PDL. E che anche questa volta non ci sarà nulla da guadagnare lo dimostrano due fatti. Il primo è che visto che le decisioni sono romane, come è stato con la vicenda Cicchitto, anche questa volta il PDL locale starà zitto e si accoderà. Votare al carro delle regionali fa comodo anche a loro che hanno già un candidato in pista e potranno riciclare gli esclusi della quasi certa debacle elettorale della Bernini. Ma soprattutto fa comodo al PD e alle segreterie locali e nazionali. Intanto perché l'offerta di Violante, se accettata, serve a segnare un punto: hanno fatto quello che chiedevamo. Poi perché in questa maniera l'auspicato filotto "regionali-comunali" servirà a far tacere qualsiasi discussione sulla vicenda di Delbono come "sistema di potere" e darà fiato ai rispettivi segretari
messi in
discussione: De Maria e Bersani. Un bel affare. A Roma il governo in difficoltà potrà andare avanti. E a Bologna si potrà continuare come prima. E quindi le scelte urbanistiche scellerate sulle quali i costruttori hanno già fatto sentire la loro
voce, lo sperpero di denaro pubblico dietro un metrò che non mette in discussione il modello di mobilità, i nodi della crisi sociale ed economica alla quale si è risposto con paliativi che hanno influito ben poco fino ad ora, ecc.
Dice: ma non è più democratico avere come interlocutore un consiglio comunale democraticamente eletto piuttosto che un commissario? Certo, peccato che con l'ultimo appena sciolto anche a Bologna si era inaugurato anche da queste parti quel modello nazionale che ha svuotato di rappresentanza le assemblee elettive spostando il dibattito dalle idee alle persone e dagli interessi generali alla mediazione dichiarata tra segreterie e lobby economiche. Solo per questo una larga fetta dell'elettorato del centrosinistra ha guardato al commissariamento come ad un periodo nel quale chiedere conto delle responsabilità politiche di chi aveva sbagliato. Quello che sta succedendo oggi è che i due maggiori partiti stanno provando a risolvere le rispettive beghe cercando un accordo elettorale che tagli fuori ogni altra alternativa e ogni altra discussione nel merito. E Bologna ha bisogno sì presto di una assemblea rappresentativa, ma non che sia la brutta copia dell'ultima già vista.
Marco Trotta
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