UN MARZIANO SENZA PALAZZO
Il Resto del Carlino
Mister Falvio e l'ex operaio Bertazzoni
Nella notte santa, una finestra illuminata nel Palazzo. 24 dicembre ore 23.30. In mezzo al tavolo di lavoro, mezza metà di un panettone Coop e mezza bottiglia di spumante tiepido. Bicchieri di plastica. Il sindaco è col suo giovane braccio destro (ginocchio destro, ventricolo destro, orecchio destro, insomma, il più stretto collaboratore). Che somiglia a Clark Kent (prima che indossi la tutina da Superman). E’ un giornalista (come Clark Kent). Veste fuori moda (come Clark Kent). Finge di essere un po’ tontolone (come Clark Kent). E’ socialdemocratico e appassionato della storia di Bologna. Attaccata al muro c’è la storica foto della notte del ballottaggio. Vi appaiono quattro uomini. Cevenini, che è contento. De Maria, che finge di esser contento. Delbono, che non si sa mai se è contento. E il “braccio destro”, che è contento perché è convinto di aver fatto eleggere gli altri tre. Ore 23.35. I due strofinano gli occhiali e abbozzano un brindisi. E’ quasi Natale e Delbono, contrariamente a certi politici, è tradizionalista. Se vivesse nel presepe, ignorerebbe il falegname e il pescatore, occhieggiando alla lavandaia. Il Sindaco ha scelto la solitudine perché la notte santa è impegnativa per chi ha ruoli pubblici. Ma lo è per tutti. Chi non ha visto la propria moglie, col dito puntato come D’artagnan, che intima: “.. e, allora, a Natale si va dai tuoi o dai miei?”. Una domanda che fa rimpiangere i turni di guardia alla Polveriera e l’interrogazione a sorpresa del lunedì mattina. Tanti capi-stazione e macchinisti, dopo la fatale domanda, hanno implorato il capo-turno: “Peppino, non ti ho chiesto mai niente ma, ti prego, fammi lavorare la notte della Vigilia!”. Ore 23.40. La Piazza si affolla e i due solitari lasciano il Palazzo e si avviano alla Messa. Il Sindaco incontra il popolo bolognese, che vuole conforto nella quotidiana lotta contro il Male. Il vocativo della seconda declinazione latina finisce in “e”, anche se i nomi propri – Flavius - farebbero eccezione. Sul sagrato, si odono invocazioni. “Flavie (O Flavio), finalmente un sindaco che sta con noi la notte di Natale!”. “Flavie (o Flavio), ma allora il Civis è peggio di Gestor?”. “Flavie (O Flavio), ma al Pronto Soccorso del Maggiore, Berlusconi sarebbe morto dissanguato?”. Poi tocca al sig. Bertazzoni, ottantenne ex operaio dell’Officina del Gas. Ha in mente la zirudela dell’increscioso fattaccio della signora Flavia ai Giardini Margherita e esclama: “Flavie (O Flavio), ma quante Flavie hai avuto?”.
Serafino D’onofrio
Tag: flavio delbono, rassegna media, serafino d'onofrio, un marziano senza palazzo
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