"Il crocefisso è meglio che stia lì dove ha un significato: nelle chiese. Fuori dai luoghi di culto, ha l'effetto di un'ingerenza indebita in una democrazia matura, quale aspiriamo ad essere", così Roberto Panzacchi, in risposta alle critiche di Monsignor Ernesto Vecchi alla proposta dell'istituzione di una narcosala.
"L'educazione dei giovani, che sta a cuore a noi quanto a Vecchi, non si fa col crocefisso. Si fa con un'informazione priva di moralismi, con un'educazione sessuale scientificamente fondata, con la distribuzione di preservativi nelle scuole e in città, con le politiche di riduzione del danno che aumentano la consapevolezza delle persone che si trovano invischiate nei problemi legati all'abuso di droghe pesanti, come l'eroina. Le demonizzazioni che la Chiesa vende a piene mani non servono a nessuno, se non a nascondere la testa sotto la sabbia", continua Panzacchi, che incalza con ironia, "un prete può nascondere la testa sotto la sabbia, lo fanno spesso, anche di fronte a un'epidemia devastante come quella dell'AIDS in Africa e nel resto del mondo. Una forza politica seria come Bologna Città Libera, no".
"La proposta della narcosala va nella direzione di far emergere chi vive un dramma e farlo incontrare con assistenti sociali e strutture sanitarie, per aiutarlo e diminuire i rischi legati alle malattie infettive. Le narcosale non sono rivolte a tutti, ma esclusivamente ai tossicodipendenti cronici e rispondono al diritto alla salute sancito dalla Costituzione" spiega Panzacchi e rivolge un invito al vice del Cardinal Caffarra: "Venga all'iniziativa di stasera. Potrà ascoltare importanti relazioni sull'efficacia delle narcosale laddove s'è avuta abbastanza lungimiranza da crearle: Spagna, Svizzera, Germania e Canada".
Tag: chiesa, comunicati stampa, ernesto vecchi, laicità, narcosala, procura, roberto panzacchi
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