Dove abiti? - In via Toscana! In Via Galliera! – Significa che da quella strada si va in Toscana o a Galliera. – In via Emilia! – Significa che da una parte vado verso Rimini e dall'altro verso Piacenza. – In via San Vitale! – Significa che in quella direzione arrivo alla città di cui è patrono il santo, cioè Ravenna... E così via...
Prendiamo adesso via dei Falegnami, via degli Orefici, via Calzolerie, ecc. Significa, o meglio un tempo significava, che lì c'era qualcosa che oggi i pianificatori economici chiamano presidi o poli: il polo delle calzature, il presidio del legno, ecc. C'erano poi i santi: San Giuseppe, ma anche i localissimi San Petronio (vecchio), San Procolo, San Mamolo, Sant'Alò... Trasportatevi mentalmente nella Bologna rinascimentale o anche un po' dopo. A parte che tutto era più piccolino, non c'era bisogno di annotare o consultare. I nomi delle strade e delle piazze parlavano da soli; raccontavano e indirizzavano. Se recandosi in una certa città, uno trovava via del Mercato, liscio come l'olio che lì c'era un mercato. E se la via si chiamava Del mercato vecchio, sicuramente da qualche altra parte ci doveva essere un mercato nuovo. Non c'era lavoro per inesistenti commissioni urbanistiche: alla nascita di una nuova strada o di una nuova piazza, era la vox populi a darle qualche nome che poi veniva via via selezionato fino a divenire il toponimo accettato. In generale possiamo dire che questo valse fino alla rivoluzione francese. In epoca romantica la mitizzazione degli individui eccezionali, unitamente all'espansione delle città a seguito della rivoluzione industriale, condusse ad associare i luoghi ai nomi da ricordare. Le piazze talvolta assunsero il nome di un "grande" la cui statua vi campeggiava al centro; mentre nelle strade il nome del "grande" era evocato dalla targa.
Aggirandoci per le città italiane, e a Bologna in particolare, vediamo questo sovrapporsi della storia risorgimentale alle vecchie tradizioni. In centro ci sono i padri della patria: Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi, Mazzini e giù giù fino al modesto quanto coraggioso tipografo A. Sciesa che qualche libro di testo delle elementari chiamava Antonio, quando invece quella A. stava per Amatore... (Quando si dice la memoria!).
Verso la fine del XIX furono abbattute le mura nelle città che ancora le avevano. Ma per ricevere nuovi nomi, quei paraggi dovettero attendere la conclusione della prima guerra mondiale. A Bologna i nomi Sabotino, Tolmino, Gorizia, Pasubio ecc, si trovano in zona ovest, a sud di quella via Emilia che nel frattempo era stata ribattezzata con il nome di Aurelio Saffi, come ad est si era insediato Giuseppe Mazzini da porta Maggiore fino al Ponte Vecchio circa. Chissà dov'è finito Carlo Armellini, il terzo dei triunviri della repubblica romana del 1848-49 (sempre la memoria!).
Fuori San Donato, in quella zona che ancor oggi chiamiamo Cirenaica, c'è ancora Via Libia. A differenza che a Roma, dove ci sono via Leptis Magna, via Giarabub, e altre strade che ci ricordano un passato tanto tronfio quanto inglorioso, nella nostra Cirenaica troviamo vie dedicate a partigiani come Paolo Fabbri e Giuseppe bentivogli. Come dire che da lì passano due storie: quella politica e quella urbanistica. Finita la guerra e abbattuto il fascismo, non troviamo sostituzioni di nomi, anche perché di lì a poco la città si espanderà e quindi troveranno posto nelle nuove vie gli ultimi personaggi degni di memoria. Fa eccezione via Roma, che diventa via Marconi, come se Marconi non fosse stato fascista. E fa eccezione piazza Vittorio Emanuele II, quella che Carducci aveva chiamato piazza di San Petronio e che oggi, come anticamente, è piazza Maggiore. C'era tanto di statua equestre del sovrano, successivamente spostata ai giardini Margherita. Ma quello che non tutti sanno è che, a cambiarle nome, non fu il giusto sdegno antifascista contro la monarchia codarda; bensì la foga repubblichina della RSI, aizzata da quello che i fascisti ritenevano il tradimento dei Savoia il 25 luglio 1943.
Qualcuno si chiederà: hanno trovato posto, e dove, gli eroi dell'epopea antifascista? Qui c'è da premettere una cosa. A differenza di Parigi – si fa per dire – Bologna, mentre si espandeva a macchia d'olio, non è stata capace di costruire più centri che si alternassero e vicariassero piazza Maggiore. Addirittura alcune centralità esistenti, come Borgo Panigale, Chiesa Nuova, San Ruffillo, sono state degradate a un ruolo satellitare senza remissione. Né la creazione dei quartieri è stata capace di animare un percorso di questo tipo. Dunque, Se cerchiamo nomi come Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, Gaetano Salvemini, Pietro Nenni, Giuseppe Di Vittorio, ecc, li troveremo lungo vialoni periferici dove mai nessuno si fermerà dinanzi alla targa commemorativa per un pensiero. Sul piano simbolico questa cosa è piuttosto brutta. Ma allora quale sarebbe la soluzione? Non avendo una minima idea su come invertire le linee di sviluppo delle moderne città, dirò subito che una soluzione non ce l'ho. Ne mi sarei messo a scrivere queste righe, se non ci fosse stato il 1989. A partire da quell'anno, prima pian pianino e poi sempre più forte, sono tornati fuori i fascisti a chiedere che la toponomastica porti qualche memoria del loro passaggio nella storia. E contemporaneamente qualcun altro pensava di fare i conti con il comunismo togliendo dalla toponomastica nomi come quello di Lenin. D'accordo, prove tecniche di cambio di regime. Però, ragazzi, riflettete un momentino! Se nel medio evo io andavo a cercare un calzolaio nella via dei calzolai, oggi già con le mappe cartacee e satellitari faccio fatica ad orientarmi. E allora non vi metterete mica a cambiare i nomi alle strade ogni volta che cambia un regime o ogni volta che qualcuno pensa di dover riparare un qualche torto della storia! Abbiate riguardo almeno per i taxisti e per i guidatori degli autobus!
Guardate in Francia! Ci sono tracce di Richelieu, di Mazzarino, dei rivoluzionari dell''89, di Napoleone, della Restaurazione, di Luigi Filippo, di Napoleone III e delle cinque repubbliche succedutesi fino ad oggi. In effetti l'unico momento che i francesi hanno cancellato dalla toponomastica è quello della repubblica di Vichy. Nessuno è perfetto, e loro di quella cosa lì un po' si vergognano! In effetti... Eppure anche ai francesi farei la stessa proposta. Il territorio non deve essere la pubblicità delle nostre eroiche gesta, vero o falso che sia ciò che pensiamo o che vogliamo pubblicizzare. Meglio sarebbe che il territorio ricordasse la storia proprio così come si è svolta.
Che faccio: lo dico? Lo dico... A me piacerebbe che ci fossero strade intitolate a Benito Mussolini o a qualche altro bellimbusto dell'epoca. Così, passandoci, io mi ricorderei anche di quello. E mi ricorderei di Benito, pardon Bettino Craxi, passando per la strada che Letizia Moratti vorrebbe dedicargli. Voglio dire che, se anche i personaggi negativi fossero presenti sul territorio, al loro confronto brillerebbero le figure degli altri. Cosa che oggi non è; poiché Garibaldi, Mazzini, Togliatti e Lenin nella testa nel normale pedone o del normale automobilista non sono che vuoti nomi e, direbbe manzoni "purissimi accidenti".

Tag: memoria, topografia, urbanistica, via craxi

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