La scena di ieri a Milano avrebbe potuto anche essere l'inizio di un film intitolato: «Io non sono nessuno». Sono le parole pronunciate da Massimo Tartaglia al momento di scagliare un DuomoDiMilano in miniatura in faccia a Silvio Berlusconi. La camera zoommerebbe in avanti fino ad inquadrare il volto insanguinato ma anche lo sguardo attonito e stupefatto del colpito. Poi zoommerebbe all'indietro per dar conto del marasma e del parapiglia, con gli agenti che si dividono fra chi soccorre Silvio e chi placca l'aggressore. Ancora in avanti ad inquadrare lo sguardo stralunato di Tartaglia – mi piace pensarlo così – mentre l'audio dei rumori d'ambiente si azzera e si sente solo la sua voce, molto effettata, che con la potenza dell'urlo, ma anche con la capacità penetrante del sussurro, dice: «Io non sono nessuno!» Che ne è di lui da quel momento? I giornalisti, tutti i giornalisti (mentre ne basterebbe uno solo) si precipitano all'ospedale S. Raffaele; e lì chiacchierano e aspettano; aspettano e chiacchierano. Non si capisce molto di quel che si dicono, né si capisce cosa esattamente aspettano. Berlusconi – lo si sa da subito – non è in pericolo di vita. Anche quella volta del treppiedi non era in pericolo di vita. Avrebbe potuto esserlo, certamente! L'aggressore avrebbe potuto avere un'arma anziché la riproduzione di un monumento. Oppure la riproduzione del monumento avrebbe potutocontenere esplosivo! Ma anche la coca di Tarantini avrebbe potuto essere del tipo Brenda. Anche il telefonino di Patrizia D'Addario avrebbe potutoessere una bombetta telecomandata. Ma lì non c'era interesse ad uccidere, e solo per questo non è avvenuto. Eppure possiamo senz'altro affermare che la vigilanza aveva dei buchi grandi quanto una casa, o una villa... Dov'è intanto Tartaglia? Bondi si esprime per dichiarare la sua solidarietà. Cicchitto parla per dichiarare la sua solidarietà. Capezzoni e Rotondi fanno a gara a chi trova parole più violinistiche per dichiarare la loro solidarietà. Stessa cosa, dichiarare la solidarietà, fanno gli esponenti dell'opposizione. Tutti condannano l'odio, la violenza, gli atteggiamenti antidemocratici... Di Pietro fa la punta che attira tutti i fulmini. Tanto lui, legalitario com'è, si è messo a norma con la presa di terra... E Tartaglia dov'è? Come ha dormito stanotte? Berlusconi, sappiamo dalla radio, ha dormito bene e al risveglio ha chiesto i giornali. Immagino fosse interessato ai risultati elettorali in Cile. O piuttosto non voleva sapere cosa avevano detto Bondi, Cicchitto e Capezzone? Mi vedo Massimo Tartaglia in via Fate bene fratelli (questura) o in via Moscova (carabinieri). Non so essere preciso. Potrebbe anche essere già a San Vittore. Ma sui giornali non lo trovo. I giornalisti lì non sono mica andati! Comunque il caso Cucchi ce lo insegna. Se ha avuto giornali, erano bagnati e li ha avuti sulla schiena... Lui non sa, il povero Tartaglia, che cosa esattamente ha fatto, che conseguenza ha avuto il suo gesto. E il suo avvocato, non appena ne avrà uno, insisterà sugli elementi scagionanti: incapacità di intendere, totale o parziale... Io, in generale, facendo questo discorso con le pinze, non credo nell'incapacità di intendere di chi commette certi atti. Credo piuttosto nell'incapacità di intendere di chi quegli atti è chiamato ad interpretare. Nel 356 a.C. un pastore di nome Erostrato entrò nella città di Efeso e appiccò il fuoco all'Artemision, il tempio di Artemide, considerato una delle sette meraviglie del mondo. Lo fece – a suo dire – per passare alla storia. Ovviamente ci passò, ma lì per lì non la passò liscia. Poi, lo stesso giorno in cui le fiamme si levavano alte nel cielo di Efeso, il 21 luglio del 356 a.C., nasceva Alessandro Magno, che dei danni ne avrebbe combinati ben di più, compreso quello di legare il suo nome immortale a quello di uno sfigato che giocava con i fiammiferi. Richiamo la circostanza per suggerire alla polizia di mettere sotto osservazione tutti coloro che sono nati nella giornata di ieri. Un domani qualcuno di loro potrebbe combinare casini, come occupare militarmente il Vaticano o trasferire la capitale d'Italia a Macherio... Nell'attesa, penso a Tartaglia. Anche un nome così doveva avere? Un nome che richiama la balbuzie? Dov'è? Che fa adesso? Ma soprattutto, cosa voleva dire con quell'«Io non sono nessuno»? Consideriamo il fatto che tutti coloro che sembrano essere «qualcuno» si sono affrettati a solidarizzare con colui che è il più «qualcuno» di tutti. Costoro ritengono che il «nessuno» sia un soggetto inesistente, che non può essere causa di niente. Non così la pensava Jules Verne, creatore del personaggio del Capitano Nemo (in latino nessuno) in «Ventimila leghe sotto i mari». Come «Nessuno» si dichiarò Ulisse a Polifemo, rendendosi non identificabile da parte dei soccorritori. Dunque l'essere nessuno ci mette nella possibilità di colpire chi è qualcuno quando costui ritiene, per imprudenza e spocchia, di non essere attaccabile da nessuno. In realtà quel qualcuno ci mette un "non" di troppo. E un giorno scopre di essere attaccato da nessuno; il quale, stanco di essere nessuno, impugna il suo non esistere come un'arma; e colpisce. Chi crede che l'arma di Tartaglia sia quel DuomoDiMilano rimediato chissà dove, si sbaglia. Da adesso in poi Massimo Tartaglia, che non è nessuno, diventa egli stesso la mina a strappo su cui Berlusconi potrà saltare. Solo che gli capiti qualcosa di male in carcere, tutti i solidali di oggi si sfileranno da tutte le parti e perderanno anche la faccia. Siate pure solidali con chi è costretto ad andare dal chirurgo e dal dentista a causa del gesto di un soggetto in cura da dieci anni. Ma non perdete di vista Tartaglia. Fate di tutto per assicurarvi che sia vivo e in buona salute. Poi un processo deciderà in base alle logiche avulse dei tribunali. Ma fate in modo che si senta vivo colui che ha sfogato in modo inutile e politicamente scorretto un dolore che da anni lo opprime. Se Berlusconi fosse un magnanimo, lo avrebbe già perdonato. Invece mi sa che no...
Tag: attentato, berlusconi, tartaglia, violenza
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