Una sorta di “Stasi bypartisan” ha annunciato per il 2010, un filtro più severo per l’accesso a Palazzo d’Accursio, chiudendo la sala d’Ercole nelle giornate in cui si riunisce l’Assemblea elettiva.
Ci sono troppe proteste in Consiglio Comunale? Buon senso vorrebbe che si guardasse alle ragioni delle proteste, invece a Bologna, con un accordo bypartisan, si cercherà di tenere distanti i cittadini dall’aula consiliare di Palazzo d’Accursio.
Infatti, prendendo a pretesto le troppe incursioni protestarie che metterebbero a rischio, oltre al regolare svolgimento dell’assemblea elettiva, anche le mostre ospitate nella sala d’Ercole, al primo piano del Palazzo Comunale, si è deciso di adottare un “rassicurante” provvedimento: l’Uffico di Presidenza del Consiglio Comunale ha deciso di chiudere il grande varco d’accesso all’aula, nei giorni in cui il Consiglio si riunisce.
A comunicarlo sono stati oggi il presidente e il vice presidente del consiglio comunale, Maurizio Cevenini (PD) e Paolo Foschini (PDL), nella tradizionale conferenza stampa di fine d'anno. Stigmatizzando "l'abitudine delle proteste consiliari che riguardano il Comune oppure no”, Foschini ha detto che le manifestazioni “sarebbe meglio si mantenessero nei canoni di una protesta ordinata e limitata a pochi e gravi casi, e non con funzioni ricattatorie del tipo 'riprendete i lavori solo se ci venite incontro'".
Da questa curiosa tesi, discende la decisione, che sarà operativa dalla prima seduta del 2010, di chiudere l'accesso alle mostre in Sala D'Ercole (mentre restano aperti i musei al secondo piano di Palazzo D'Accursio). Il presidente Cevenini l’ha giustificata così: “Lo abbiamo deciso sia per proteggere le esposizioni, sia per consentire un migliore filtraggio dei visitatori che intendono seguire i lavori del consiglio comunale”.
Il commento che ci sembra più opportuno è questo: che schifo!…
Neanche il peggior Cofferati era arrivato a tanto (e a lui non è che le proteste in Consiglio piacessero molto).
Tag: bologna, città, comunale, consiglio, libera, proteste, troppe, valerio monteventi
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